[identity profile] allonsy-sk.livejournal.com posting in [community profile] fanfic_italia
Allora, post Masterlist copiato pari pari dall'anno scorso forever and ever perché non volete sapere da dove sto postando sì.

E subito subito la Masterlist così poi si può pensare a p0rnare invece che a postare \O/

Postate nei commenti a questo post il vostro fanwork, indicando in grassetto nella prima riga il prompt utilizzato e nel corpo ogni altra informazione ritenete utile ai lettori.

Se la fic è troppo lunga per un solo commento, potete spezzettarla in vari commenti.

Per cortesia eventuali commenti con pezzi supplementari della storia vanno postati in risposta al vostro primo commento e non come un commento nuovo.

Solo e soltanto se la fic è veramente troppo lunga (ahem) o l'immagine è troppo corposa o qualsiasi altro doppiosenso possiate pensare relativamente ai fanwork, postate un estratto porn nei commenti, linkando al resto dell'opera postata sul vostro archivio personale/lj/quellochevolete.

Qui la masterlist aggiornata e ordinata.

VI PREGO non rendetemi idrofoba =P

I vostri lavori vanno postati prima su Fiffi e poi da qualsiasi altra parte. E il link che va nel campo apposito sul form deve essere il link del commento in QUESTO POST (anche perché non ne accetterà altri U_U).

IL P0RN-TEN-TO DECIMO P0RN FEST DURERA' DA OGGI 24 DICEMBRE AL 31 GENNAIO 2017, SALVO PROROGHE.

Date: 2016-12-24 07:20 pm (UTC)
mapi_littleowl: (happy suna)
From: [personal profile] mapi_littleowl
YURI!!! ON ICE, Emil Nekola/Michele Crispino, Coccole

Rating: NC17
Warning: Fluff

Soft, softer

Emil si muoveva piano, le braccia strette attorno al torso di Michele seduto sul suo grembo e la bocca in costante ricerca di quella dell'altro. Il modo in cui lo prendeva, con così tanta dolcezza, faceva quasi salire a Michele le lacrime agli occhi; scivolava dentro e fuori da lui col ritmo di una nenia che faceva vibrare tutti i nervi sotto la pelle di Michele, in assoluta balia dell'altro.
Emil gli baciò l'angolo della bocca, la mascella, la gola, e posò l'orecchio contro il suo petto, dove il cuore di Michele batteva all'impazzata.
"Mickey," mugolò, con un accento stentato, stringendolo ancora di più a sé. "Oh, Mickey, vorrei che questi momenti non finissero mai."
Michele gli posò un bacio tra i capelli, le unghie che cercavano la pelle della sua schiena. Non disse nulla, non poteva, coi gemiti che scivolavano fuori dalle sue labbra, ma si aggrappò a lui, la testa che ciondolava e trovava il suo posto nell'incavo della sua spalla, e Emil si leccò le labbra prima di spingere in avanti e lasciar ricadere Michele sulle lenzuola.
Michele era perfetto. Emil si dilungò ad accarezzargli l'addome teso, il petto, mentre cominciava a prenderlo con un ritmo sempre più sostenuto.
"Emil..."
"Mickey!"
I loro corpi si muovevano all'unisono, affamati l'uno dell'altro, le bocche unite. Emil venne per primo, scivolando fuori appena in tempo, e con una mano prese ad accarezzare Michele, portandolo all'orgasmo a sua volta, poco dopo.
Michele rimase immobile, gli occhi sollevati, il petto gonfio d'aria. Emil amava questo momento: il momento in cui Michele si scioglieva, in preda all'orgasmo, e il suo corpo diventava quasi liquido sotto le sue mani. Un sospiro dalle labbra tese, poi le sua gambe e le sue braccia si rilassavano sotto le carezze e il capo scivolava di lato, dando modo a Emil di baciargli la guancia, l'orecchio, le palpebre pesanti.
Michele, così bello e così vulnerabile in questo momento, solo per lui.
"Ti amo," bisbigliò Emil in un suo tipo di Italiano e Michele sorrise.
"Anch'io," sussurrò, nell'unico momento in cui si permetteva queste smancerie, quasi debolezze.
Emil gli baciò la mano, stendendosi accanto a lui.
"Lo so."

Date: 2016-12-24 08:48 pm (UTC)
From: [identity profile] roxar.livejournal.com
È meravigliosa, aiuto ;__;

(no subject)

From: [personal profile] mapi_littleowl - Date: 2016-12-24 09:30 pm (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] lunamitsuki.livejournal.com - Date: 2016-12-25 12:05 am (UTC) - Expand

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From: [personal profile] mapi_littleowl - Date: 2016-12-25 09:13 am (UTC) - Expand

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From: [identity profile] margherota.livejournal.com - Date: 2016-12-25 09:17 am (UTC) - Expand

(no subject)

From: [personal profile] mapi_littleowl - Date: 2016-12-25 12:08 pm (UTC) - Expand

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From: [identity profile] phoenix-bellamy.livejournal.com - Date: 2016-12-25 09:29 am (UTC) - Expand

(no subject)

From: [personal profile] mapi_littleowl - Date: 2016-12-25 12:08 pm (UTC) - Expand

Date: 2016-12-24 07:43 pm (UTC)
From: [identity profile] joiningjoice.livejournal.com
HAIKYUU!!, Oikawa Tooru/Ushijima Wakatoshi, "Ushijima non regge l'alcol. Per niente. Ma soprattutto, l'alcol lo rende anche più schietto del solito, soprattutto riguardo i suoi desideri sessuali nei confronti di Oikawa."



Era iniziata come una serata tra ex-capitani della vecchia guardia — non era la prima, e sicuramente non sarebbe stata l'ultima. C'era qualcosa di estremamente affascinante in quelle serate, Oikawa l'aveva sempre pensato: era come se le rivalità di un tempo non fossero mai morte. Come essere ancora in campo, un gioco di sguardi e prepotenze tra quei ragazzi diventati adulti, dove le palle erano state sostituite dai boccali di birra e dal sake e la stamina necessaria ad arrivare a fine partita era diventata la capacità di non addormentarsi sul bancone a causa dell'alcool — era successo solo una volta, ai danni di Bokuto: l'avevano lasciato ad affrontare il conto salato e le ire del proprietario del locale. Non aveva rivolto loro la parola per settimane, dopo.
Ma nonostante le loro differenti personalità e storie, c'era qualcosa che accomunava tutte le serate che Oikawa passava in compagnia di Sawamura, Kuroo e Bokuto: erano serate piacevoli.
Almeno fino a quella sera.
Oikawa si voltò a fissare l'uomo seduto alla sua sinistra, il volto appoggiato al proprio pugno chiuso. Poteva capire perché Kuroo avesse deciso di invitarlo — d'altronde Ushijima era stato un capitano come tutti loro — ma ciò non rendeva la sua presenza più sopportabile. Come se non bastasse, li avevano fatti sedere uno accanto all'altro "In nome della sana, vecchia rivalità". Oikawa aveva spostato molto lentamente il proprio sgabello sempre più lontano da Ushijima, ogni minuto un po' di più.
Come se avesse sentito l'intensità disgustata del suo sguardo, Ushijima si voltò a fissarlo di rimando. Il suo sguardo sottile era reso umido dai fiumi dell'alcool — divertente, considerando che nessuno al tavolo aveva ancora neanche finito il primo giro di sake. Mandò ogni suo sforzo di allontanarsi a farsi benedire, allungandosi nella sua direzione e posando una mano forte e pesante sulla sua spalla; Oikawa strinse i denti, accusando il colpo.
- Ti trovo in splendida forma. - Biascicò. Una frase così formale, pronunciata con quel tono demente, strappò a Oikawa una risata quasi isterica. Anziché rispondere al complimento di Ushijima si voltò verso Kuroo dall'altra parte del tavolo, la mano di Ushijima ancora premuta sulla sua spalla, e lo indicò.
- Non regge neanche un bicchiere. - Constatò. Kuroo scappò alla presa di Bokuto e fissò Ushijima per qualche istante, prima di scoppiare a ridere.
- L'importante è che sappia tirare fuori il portafogli quando sarà il momento di pagare. - Sospirò Daichi. Kuroo rise ancora più forte, sbattendo un pugno sul tavolo in maniera molesta; Oikawa lo ignorò per tornare a fissare Ushijima, e quasi fece un salto indietro: si era avvicinato abbastanza da far quasi sfiorare i loro volti. L'alito gli puzzava di sake.
- Siediti composto, Ushibaka. Ci fai la figura della scimmia. - Sibilò. Ushijima sollevò una mano e afferrò il suo mento; fu un gesto così improvviso da cogliere Oikawa totalmente impreparato. Per qualche istante rimase fermo, curioso quanto infastidito.
- Ritiro quello che ho detto. - Lo sentí mormorare. - Sei molto più che in splendida forma. Sei stupendo. -
- AIUTO! - Le risate di Kuroo si erano trasformate in un ululato; Oikawa si sottrasse imbarazzato alla presa di Ushijima e si alzò in piedi, disgustato, dirigendosi verso il bagno del locale senza neanche scusarsi. Era stato stupido decidere di rimanere, com'era stato stupido non protestare all'idea di dover stare seduto accanto a quella montagna di muscoli senza cervello. Ushijima era irritante, con o senza alcool.
Si infilò nel corridoio vuoto che portava al bagno e lì si fermò, nascosto alla vista dei clienti del locale e dei suoi compagni di bevute; si massaggiò il viso stanco, lasciandosi scivolare di dosso la tensione. Anche per gli standard di Ushijima, quel comportamento era a dir poco strano, quasi inquietante. Odiava la sua incapacità di reagire a frasi così dirette; ma soprattutto odiava l'idea che Ushijima le pensasse sinceramente.

Date: 2016-12-24 07:44 pm (UTC)
From: [identity profile] joiningjoice.livejournal.com
Dei passi interruppero i suoi pensieri. Sollevò lo sguardo dal pavimento e si trovò ad osservare dritto in viso proprio la ragione delle sue turbe, in piedi nel bel mezzo del corridoio. Non disse nulla, e neanche Oikawa; rimasero a squadrarsi da testa a piedi. Oikawa conosceva a memoria la sua figura — ne conosceva l'agilità, la forza. L'aveva studiato e l'aveva provata sulla propria pelle, in campo. Eppure, nonostante lo conoscesse così bene e da così tanti anni, il vero Ushijima Wakatoshi era un mistero proprio a causa di quella sua totale assenza di filtri. Per qualcuno come Oikawa, che tendeva una volta troppo spesso a mascherare i propri pensieri dietro un sorriso di circostanza, Ushijima era praticamente un alieno.
- Ti ho messo a disagio. -
- Sì. - Replicò. Non un attimo di pausa.
- Non era mia intenzione. Mi dispiace. -
Oikawa lo fissò. Era ancora sbilenco, forse appena più sobrio di prima.
- Ma. - Proseguì Ushijima; fece un passo avanti. - Penso davvero ciò che ho detto. -
Oikawa non si mosse. Sembrava fosse inutile; non perché la sua stazza lo intimorisse, ma perché qualcosa nel suo comportamento lo faceva sentire come se ogni tentativo di ritrarsi fosse inutile. Ushijima non stava imponendo la propria presenza: lo stava bloccando sul posto con le proprie parole. Oikawa realizzò che nonostante tutto voleva sentirlo parlare, voleva sapere cosa stesse pensando.
- Ho sempre pensato che fossi molto bello. - Mormorò Ushijima. Gli era di fronte; Oikawa trattenne il fiato, nel sentire nuovamente la sua mano sollevargli il volto. - Che avrei voluto le tue mani sul mio corpo. Ogni volta che ti vedevo giocare. -
Forse, se Oikawa fosse stato un attimo più paziente, Ushijima l'avrebbe baciato. Sarebbe stato un bacio dolce e tenero, il coronamento di un pensiero ossessivo. Sfortunatamente per Ushijima, però, Oikawa era tutto tranne che paziente — e superato il momento di smarrimento iniziale afferrò il bavero della maglia di Ushijima per trascinarselo contro e baciarlo per primo, con violenza. I loro musi cozzarono per un istante confuso, prima che entrambi aprissero le labbra per accogliere la lingua dell'altro. Le mani di Oikawa lasciarono rapidamente il bavero della maglia per correre tra i capelli di Ushijima e tirarli, qualcosa che aveva sempre desiderato fare; e mugolò sorpreso, aprendo gli occhi che aveva chiuso d'istinto, quando le mani di Ushijima si posarono sulle natiche nei suoi jeans stretti, pizzicandole e palpandole come non avessero desiderato altro per molto tempo.
- Non... - Annaspò. Ushijima gli morse il labbro e Oikawa sentí il gesto far defluire il sangue dritto nei punti migliori. Premette istintivamente il bacino contro la gamba di Ushijima, senza alcun ritegno, alla ricerca di una frizione piacevole; solo allora Ushijima lo lasciò andare, ansimando rapidamente. Oikawa lo fissò rosso in viso.
- Dimmelo ancora. - Sospirò. - Lo pensi davvero? -
- Che cosa? -
Non roteò gli occhi solamente perché non ne aveva le energie. - Quello che hai detto. Che sono bello e tutto. -
Ushijima annuí senza esitare per un'istante. Fu in quel momento che Oikawa prese una decisione che andava contro ogni sua morale, contro dieci anni di rivalità. - Usciamo di qua e andiamo a casa mia. - Mormorò, incapace di concepire ciò che stava dicendo. La gamba di Ushijima tra le sue gli impediva di pensare chiaramente. - Svelto. Prima che cambi idea. -

(no subject)

From: [identity profile] pinkabbestia.livejournal.com - Date: 2016-12-25 04:31 pm (UTC) - Expand

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From: [identity profile] joiningjoice.livejournal.com - Date: 2016-12-28 12:12 pm (UTC) - Expand

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From: [identity profile] faechan.livejournal.com - Date: 2016-12-27 11:32 am (UTC) - Expand

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From: [identity profile] joiningjoice.livejournal.com - Date: 2016-12-27 12:12 pm (UTC) - Expand

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From: [identity profile] joiningjoice.livejournal.com - Date: 2016-12-28 12:10 pm (UTC) - Expand

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From: [identity profile] supersara91.livejournal.com - Date: 2016-12-27 10:43 pm (UTC) - Expand

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From: [identity profile] supersara91.livejournal.com - Date: 2016-12-27 10:56 pm (UTC) - Expand

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From: [identity profile] joiningjoice.livejournal.com - Date: 2016-12-28 12:14 pm (UTC) - Expand

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From: [identity profile] joiningjoice.livejournal.com - Date: 2016-12-28 12:07 pm (UTC) - Expand

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From: [identity profile] joiningjoice.livejournal.com - Date: 2016-12-28 12:09 pm (UTC) - Expand

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From: [identity profile] joiningjoice.livejournal.com - Date: 2016-12-28 12:09 pm (UTC) - Expand

Date: 2016-12-24 09:35 pm (UTC)
From: [identity profile] roxar.livejournal.com
YURI!!! ON ICE, Michele Crispino/Sara Crispino, l'ultima volta



“Dovrà essere l'ultima volta.”
Strattoni, mani, fruscii, jeans e cotone; una cucitura cede, un bottone schizza via, perdendosi tra le acque del golfo.
“Sì, sì.”
Ansiti, gemiti, bocca contro collo, mani contro gambe; le pieghe voluttuose di una gonna al ginocchio che gli sfiorano i polsi e gli avambracci.
“Michy, dobbiamo smetterla.”
Eppure sta già cercando il suo labbro inferiore, lo sta già tirando, mordendo, succhiando. Le mani di Michele si serrano sulla carne tenera dei suoi glutei, aprendo e premendo. Spinge, spinge, spinge. E Sara, Sara getta la testa all'indietro, sfregando i capelli neri contro il muro scabro alle sue spalle.
“Lo so che non è giusto.”
Ma Michele continua a muoversi e la sua voce viene fuori a scatti, vittima di una strana interferenza. In un empito di eccitazione, intreccia le dita alle sue e le spinge le braccia in alto, sulla testa, così che i suoi seni nudi sfiorino le labbra di lui.
“No, non lo-- ah-- è, Michy, non-”
Sara non ha più parole. Michele gliele strappa via un bacio alla volta, una spinta alla volta. Affonda la faccia contro l’incavo del suo collo, dove il profumo fruttato di un noto stilista ristagna e gli appanna i sensi, tirandogli l’orgasmo via dalle viscere.
Sara lo stringe forte, troppo forte, quando iniziano le prime contrazioni muscolari e si lascia scappare una protesta quando Michele si strappa letteralmente via da lei, schizzando il muro di sperma che le acque del Tirreno accorrono prontamente a sciacquare, come se il suo peccato fosse troppo vergognoso per permettere a qualsiasi sua traccia di continuare ad esistere in questo mondo.
“Non succederà più,” sussurra Sara, passandosi un fazzoletto tra le gambe prima di accartocciarlo e regalarlo al mare; un modo come un altro per nascondere le prove del misfatto.
“No,” conferma Michele, abbottonando la camicia.
Nei loro occhi, però, non resta altro che l’ombra spessa di una menzogna.
Come ogni singola volta.
Edited Date: 2016-12-24 09:38 pm (UTC)

Date: 2016-12-24 09:50 pm (UTC)
From: [identity profile] manubibi.livejournal.com
WAAAAAHHHHH ;A; non pensavo che qualcuno me l'avrebbe fillata #einvece
Grazie!! Mi è piaciuta tantissimo aaaah "Sara non ha più parole. Michele gliele strappa via un bacio alla volta, una spinta alla volta" <--- *strilla*
No davvero, grazie tantissime baaawwwww ;_; <3333

(no subject)

From: [identity profile] roxar.livejournal.com - Date: 2016-12-24 10:08 pm (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] lunamitsuki.livejournal.com - Date: 2016-12-25 12:07 am (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] roxar.livejournal.com - Date: 2016-12-26 12:20 pm (UTC) - Expand

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From: [identity profile] phoenix-bellamy.livejournal.com - Date: 2016-12-25 09:30 am (UTC) - Expand

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From: [identity profile] roxar.livejournal.com - Date: 2016-12-25 10:21 am (UTC) - Expand

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From: [identity profile] pucchyko.livejournal.com - Date: 2016-12-25 10:38 pm (UTC) - Expand

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From: [identity profile] roxar.livejournal.com - Date: 2016-12-26 12:16 pm (UTC) - Expand

Cosimo de'Medici / Cupola Autoportante

Date: 2016-12-24 10:57 pm (UTC)
From: [identity profile] ale-and-soot.livejournal.com
Cosimo sapeva di avere un debole per le rosse, ma il pensiero di quelle curve mai viste prima non gli faceva trovare pace ormai da giorni. Alla luce di una candela che minacciava di riversare cera sull'unico angolo di tavolo lasciato libero dalle numerose carte, spendeva le ore che avrebbe dovuto dedicare al sonno tentando di disegnare le sue forme perfette mille volte immaginate e tristemente irraggiungibili.
Spesso lo prendeva una brama di possesso tale da costringerlo a riconoscere la propria umana debolezza, ma subito dopo era sopraffatto dall'eccitazione, dal desiderio di toccare con mano quei riflessi ramati che avrebbero potuto risplendere alla luce del tramonto di Firenze, quell'anatomia perfettamente studiata che le avrebbe permesso di sorreggersi fiera su di lui nei momenti più intimi provocandogli una trasfigurazione di portata divina. Eppure al suo posto c'era un vuoto e Cosimo era costretto a riempirlo così, scribacchiando su fogli incartapecoriti dal sudore delle sue mani fino a che il braccio che gli sosteneva il capo non cedeva sotto il peso di ore di studio e ricerca di sollievo.
Poi un giorno la vide. O meglio, non vide lei, ma vide il suo riflesso in miniatura nello specchio relegato a un angolo della sua stanza. Quasi non vi aveva fatto caso abbandonandosi sul letto per la stanchezza provocatagli da un confronto con Albizzi, moltiplicata dallo sforzo di celare la febbre che gli faceva puntare il membro verso la sua Mecca personale. Un luogo di culto di cui era l'unico vero fedele.
Dalla sua posizione distesa notò le agognate rotondità e si mise ad accarezzare con lo sguardo la distorsione dello specchio convinto che fissare l'originale avrebbe significato farlo sparire. Senza un attimo di esitazione, si abbassò le brache al ginocchio. La realizzazione del suo sogno più grande era ancora lontana, ma in quel momento sapeva di essere più vicino di quanto non fosse mai stato a toccare con mano lo splendore dei suoi desideri carnali più empi. Da quel momento, giurò, avrebbe fatto di tutto per ottenere l'unica rossa che un impiego a corte non gli avrebbe potuto comprare.

Da uno spiraglio nella porta, intanto, Brunelleschi stava sopprimendo la spinta egocentrica che lo portava ad entrare trionfalmente in ogni sala sperando che Cosimo la smettesse di trastullarsi e gli permettesse di spiegargli il progetto della sua nuova cupola di cui aveva da poco depositato il modello nella camera da letto.
Edited Date: 2016-12-24 11:09 pm (UTC)

RE: Cosimo de'Medici / Cupola Autoportante

Date: 2016-12-25 12:10 am (UTC)
From: [identity profile] kamme.livejournal.com
Avevo postato io il prompt ed è esattamente quello che volevo tvb ;A; *le lancia gattini*

Ho riso male alla frase: Un luogo di culto di cui era l'unico vero fedele.

Date: 2016-12-24 11:51 pm (UTC)
From: [identity profile] lunamitsuki.livejournal.com
YURI!! ON ICE - Viktor Nikiforov/Yuri Plisetsky/Yuri Katsuki - Victor e/o Yuuri si accorgono che Yurio è geloso e decidono di invitarlo nel loro letto


La bellezza dell'eros



SBAM!


Yuuri sobbalzò, distraendosi dai fornelli su cui stava armeggiando e voltandosi verso l'ingresso.
L'altro Yuri, visibilmente irritato e con un'ingombrante valigia leopardata in una mano, marciò a passi svelti dentro la casa di Viktor e non lo degnò neanche di uno sguardo.
"... Che succede?" chiese Viktor, sbucando dal corridoio, ancora bagnato dopo la doccia e solo con un misero asciugamano in vita a coprirgli il minimo indispensabile.
"Beh, mi hai detto tu che ero il benvenuto! Mi hai persino dato le chiavi!" sbraitò Yuri, superandolo senza guardarlo negli occhi. Yuuri sentì un'altra porta chiudersi e immaginò fosse quella della seconda stanza di casa, ovviamente ancora libera da quando lui ci si era trasferito.
Viktor sospirò, poi gli rivolse un sorriso smagliante.
"Chissà che ha combinato Yakov per farlo arrabbiare così. Beh, Yuuri, spero che tu stia cucinando porzioni abbondanti!"
Yuuri annuì e tornò a spadellare, pensando che, forse, con lo stomaco pieno Yuri sarebbe riuscito a calmarsi.


***


Erano ben tre giorni che Yuri era in casa loro - beh, tecnicamente di Viktor - e nessuno dei due se ne era lamentato, però... C'era un piccolo dettaglio che li preoccupava.
Le loro camere erano confinanti.
E Yuuri aveva l'assoluto terrore di non riuscire a ricordarselo, nel bel mezzo di un momento intimo con Viktor. Inoltre, Yuri aveva già ampiamente dimostrato di mal sopportare ogni loro minima smanceria: quando Viktor lo abbracciava o gli baciava il collo, ad esempio, lui arrossiva emettendo un singulto disgustato e se ne andava dalla stanza, rinchiudendosi in camera. E sia lui che Viktor si sentivano a disagio, come se lo avessero escluso in qualche modo, ma la voglia di toccarsi era così forte che non potevano farci niente.
E nessuno dei due era ancora riuscito a capire come mai fosse arrabbiato con Yakov, al punto tale da non andare più agli allenamenti - al punto tale da non conder più loro neanche un secondo di vera intimità.
Viktor aveva provato a chiederlo all'uomo, ma Yakov si era limitato a scuotere la testa e a borbottare di fraintendimenti, premendo poi affinché loro due riportassero il ragazzo, che ancora non parlava, a "rigare dritto".
E Yuuri si sarebbe preso anche tutto il tempo del mondo per farlo, sì, ma il fatto di dormire tutte le notti con Viktor e non poter fare nulla lo stava irritando. Per non parlare della troppa, troppa, troppa irritazione di Viktor, che già più volte si era trovato a dover calmare, onde evitare sceneggiate e assassini involontari.
"Bisogna solo farlo confessare" si limitava a dire, trattenendo il fidanzato per le mani e soffocando un sospiro "Così potremo risolvere e riappropriarci della nostra intimità."
Ma i giorni passavano con l'unico risultato di rendere Yuri ancora più intrattabile, Viktor sempre più animato da manie omicide mascherate da sorrisi e Yuuri pieno di urla soffocate pronte ad esplodere.


Date: 2016-12-24 11:53 pm (UTC)
From: [identity profile] lunamitsuki.livejournal.com

***


Yuri era uscito di casa, finalmente, e Yuuri non si stava chiedendo né il motivo né il luogo dove fosse diretto perché, ah, finalmente, lui e Viktor potevano restare insieme in pace.
Tanta era la voglia di amarsi che non erano neppure riusciti ad arrivare in camera, e stavano consumando un amplesso frettoloso direttamente sul divano.
"Yuuri... Yuu- ah!" mugulò Viktor, contorcendosi sotto di lui mentre Yuuri continuava a baciargli il collo, interrompedosi solo quando sentì l'intrusione di un dito. La boccetta di lubrificante, aperta, giaceva da qualche parte sul tappeto accanto a loro.
"Stai buono, o non..."


SBAM!


Viktor e Yuuri girarono lo sguardo, solo per incontrare quello pietrificato di Yuri, che aveva spalancato la porta con la bocca mezza aperta come per dire qualcosa e che era rimasto talmente basito da scordarsi persino di arrossire.
"... Ti spiacerebbe chiudere?" disse infine Viktor, spezzando l'immobilità generale.
"ARGH!" esclamò Yuri, chiudendo la porta dietro di sé con un calcio alla cieca e mettendosi le mani nei capelli "PERCHÉ, PERCHÉ QUESTE COSE CONTINUANO A CAPITARE-"
"Ooooooh" disse Yuuri (il suo dito era ancora all'interno di Viktor, e non aveva alcuna intenzione di toglierlo. La sua eccitazione non era ancora stata soddisfatta, e adesso ne aveva abbastanza di aspettare) "quindi è questo che è successo con Yakov. È tornato con Lilia, ma davvero?"
"NON LO SO E NON M'INTERESSA, MA SONO DISGUSTOSI, OKAY? VOI SIETE DISGUSTOSI! PERCHÉ TUTTI DEVONO COPULARE TRANNE ME?" rispose Yuri, le mani sempre tra i capelli e in preda ad un'evidente crisi isterica.
Viktor si sfilò piano da lui, cosa che gli valse un "Ehy!" di protesta, e si sporse dal divano quel tanto che bastava per afferrare Yuri per la manica della giacca e tirarlo a sé, facendolo cadere per terra. In quella posizione gli prese il mento con due dita e lo costrinse a sollevare lo sguardo.
"Capisco che Yakov e Lilia ti abbiano suscitato una certa reazione, ma loro sono vecchi e anche un po' brutti. Noi due, invece, io e Yuuri, siamo due giovani uomini sexy in preda all'incantesimo dell'amore passionale. Mi deludi, se non vedi alcuna differenza."
Fu a quel punto che, già rimasto senza fiato per il gesto improvviso di Viktor, Yuri arrossì furiosamente.
E Viktor si chinò a baciarlo sulle labbra.
"Non essere geloso," gli sussurrò infine, mentre Yuri si accasciava ancora di più, non riuscendo a reggere tutte quelle emozioni "io e Yuuri possiamo mostrarti la bellezza dell'Eros, ne sono certo."
Poi, come se si fosse riscosso tutto d'un tratto, Yuri si rialzò urlando e diede loro le spalle, pronto a scattare.
"Ah, no," lo fermò Yuuri, scattando in piedi e abbracciandolo da dietro "ora che ci hai interrotto, paghi pegno."
"LASCIATEMI MANIACI DECEREBRATI CHE NON SIETE ALTRO, STUPIDO MAIAL-AHN!"
Yuuri, deciso a spegnere ogni protesta, aveva bellamente ignorato il suo essere completmente vestito per infilargli, deciso, una mano nelle mutande. E lì, ad attenderlo, aveva già trovato un'erezione pronta.
"Oooh, così dopotutto non siamo uno spettacolo così misero io e Vitya, eh?"
"Ghawrl snarl" commentò Yuri, poco presente a sé stesso.

(no subject)

From: [identity profile] lunamitsuki.livejournal.com - Date: 2016-12-24 11:55 pm (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] lunamitsuki.livejournal.com - Date: 2016-12-24 11:55 pm (UTC) - Expand

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From: [identity profile] kamme.livejournal.com - Date: 2016-12-25 12:15 am (UTC) - Expand

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From: [identity profile] lunamitsuki.livejournal.com - Date: 2016-12-25 12:27 am (UTC) - Expand

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From: [identity profile] roxar.livejournal.com - Date: 2016-12-25 04:23 pm (UTC) - Expand

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From: [identity profile] lunamitsuki.livejournal.com - Date: 2016-12-25 05:01 pm (UTC) - Expand

Date: 2016-12-25 01:35 am (UTC)
From: [identity profile] yuki013.livejournal.com
YURI!!! ON ICE | Viktor Nikiforov/Yuuri Katsuki, bottom!Viktor

Rating: NSFW
Warnings: yaoi, lemon & fluff

Yuuri è eros, e questo Viktor lo ha sempre pensato. Lo ha visto in tantissime occasioni, e in altrettante ha cercato di convincere lo stesso di quanto seducente egli fosse agli occhi altrui. Più volte si è trovato rapito, incantato dal misto di grazia e sensualità che l’altro mostra durante le sue performance, e non può certo negare che questo abbia influito sulla sua scelta di fargli da coach.
Yuuri è un concentrato di passione, che lascia pian piano con baci rumorosi giù per la schiena di Viktor sussurrandogli poi all’orecchio parole leggere, amorevoli, che gli scivolano addosso come i pattini sul ghiaccio e allo stesso modo gli danno i brividi per l’eccitazione. Le dita di Yuuri lo allargano, lo sfiorano, si intrecciano alle sue mentre Viktor danza sul ciglio dell’orgasmo senza mai precipitarvi. Yuuri lo accompagna in un tango perfetto, nell’abbraccio che gli dona quando lo volta perché possa guardarlo negli occhi – perché possa guardarlo godere di quel piacere e di quella soddisfazione dei sensi che solo lui può dargli.
Le labbra di Yuuri bruciano sulla pelle, roventi si sostituiscono alle dita che affondano nelle cosce e per le quali segni profondi appaiono sulla pelle bianca di Viktor. Le nocche sbiancano per la forza con la quale questi afferra le lenzuola, l’aria manca, il respiro si fa breve e irregolare, il cuore batte nella propria gabbia talmente forte che potrebbe prendere il volo.
«Viktor.»
Apre gli occhi nel sentire il suo nome, inconscio persino di averli chiusi. Yuuri lo guarda con un amore tale nei propri, con una devozione e un desiderio talmente palesi da lasciarlo tutte le volte a domandarsi se i sacrifici compiuti e la solitudine provata nel corso della sua vita, non siano serviti per portarlo a questo. Per portarlo a Yuuri.
Soffoca maldestramente un gemito quando Yuuri si spinge in lui, senza dargli un attimo di tregua perché comandi al suo cuore di battere più piano, di non tradire quanto immensamente lo ami. La sua schiena sfrega contro le lenzuola, il suo pene fra le dita sottili di Yuuri, i loro corpi gli uni sugli altri. Geme Viktor, tirando Yuuri a sé perché accolga ognuno dei suoi ansimi, degli erotici e sommessi “ti amo” che Viktor gli sta dedicando.
Yuuri è, in quell’istante, bellissimo. È meraviglioso con i capelli sfatti che cadono disordinati sulla fronte, l’espressione di puro piacere in volto e le braccia contratte per tenere in alto le gambe di Viktor mentre lo penetra completamente, fino in fondo, fino a sentirlo spezzare il suo nome in due sillabe scoordinate che alludono ad un piacere incontenibile – quell’erotismo innato del quale Viktor, senza saperlo, è caduto vittima già molto tempo addietro. Osserva Yuuri attentamente, conserva con gelosia il ricordo dell'istante in cui raggiunge l’orgasmo, con gli occhi puntati sui suoi e un sorriso innamorato che gli fa venire la pelle d’oca. Lo ama, si amano. Nell’agape e nell’eros, in quell’arco di tempo che costituisce la loro storia.

Edited Date: 2016-12-25 01:39 am (UTC)

Date: 2016-12-25 09:16 am (UTC)
mapi_littleowl: (Supah!)
From: [personal profile] mapi_littleowl
SÌ CIAO IL PROMPT È MIO E HAI SCRITTO UNA COSA BELLISSIMA GRAZIE! ;;

(no subject)

From: [identity profile] roxar.livejournal.com - Date: 2016-12-25 04:28 pm (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] blastvampire.livejournal.com - Date: 2017-01-21 08:42 pm (UTC) - Expand

Date: 2016-12-25 05:45 pm (UTC)
mapi_littleowl: (MeganeKawa)
From: [personal profile] mapi_littleowl
CASTE HEAVEN Azusa Yuuya/Karino Kouhei Slave!AU

Rating:
NC17
Warning: Slave!AU

Used (to)

Azusa è abituato alle catene. Abituato a sentirne il peso, la freddezza contro la pelle, i tagli nei polsi quando una mano impietosa lo strattona per riportarlo all'ubbidienza. È abituato a sentire le braccia indolenzite dietro la schiena quando, in ginocchio, è costretto a pendere Karino in bocca, o ai graffi sulle braccia quando Karino lo lega al letto per fare di lui ciò che vuole - come se servissero le catene, per quello.
Ma Azusa è abituato alle catene, ed è abituato a Karino, ad essere la sua puttana. Cosa che, a sentire le malelingue di corte, per lui è una fortuna - uno schiavo senza pedigree, figlio di una prostituta senza qualità, scelto dal principe in persona per essere il suo scaldaletto, quando avrebbe potuto sceglierne cento altri, è più che un complimento: è una benedizione.
Eppure non sembra una benedizione quando Karino lo schiaccia sul materasso e lo prende, una mano alla gola, chiamandolo nei nomi più osceni, più vili, più umilianti mentre lui fatica a respirare, le gambe spalancate, il corpo violato ancora e ancora, senza sosta, da un principino viziato che sa che può avere tutto quello che vuole.
Azusa annaspa, la visione appannata, le gambe che cedono, ma Karino non se ne accorge, non se ne cura: continua a fare quello che sta facendo, e se borbotta qualcosa nella sua direzione è più per umiliarlo o deriderlo che per lamentarsi.
Dopotutto, Karino sa benissimo ormai che effetto ha sul proprio schiavo. Sa benissimo come risponde, come reagisce, come si piega il suo corpo quando è portato al limite, e Karino ci gioca, impietoso e capriccioso, testando e provando, tirando al limite per rilasciare solo un istante prima.
Non è una benedizione. Ma sua madre ora può permettersi un tetto sopra la sua testa e cibo sulla tavola, ed essere il giocattolo di Karino è il prezzo che deve pagare perché lei possa vivere la vita dignitosa che merita.
Karino, ancora duro, ancora dentro di lui, gli prende il viso in una mano e gli getta un bicchiere di vino in faccia, per rianimarlo.
"È il caso che ti riprendi. Hai del lavoro da fare."
Azusa morde un insulto e comincia a muovere il bacino; lo fa roteare, abbastanza da ricevere un gemito di approvazione. Karino gli afferra i fianchi, lascia strisce rosse sulla sua pelle bianca e affonda ancora più dentro di lui, strappandogli gemiti e urla e aria e piacere mentre con le gambe piantate nel materasso rincorre il proprio.
Viene dentro Azusa, come d'abitudine, e riesce a scivolare fuori appena in tempo perché due spesse strisce di sperma schizzino sulla pancia di Azusa, fin quasi verso il suo mento.
"Ben fatto," Karino sussurra, ironico, dando un colpetto al fianco di Azusa e Azusa gli prende la mano, gli stringe le dita ossute attorno al polso.
Karino inarca un sopracciglio. "Che vuoi?"
Azusa ingoia saliva, fiato e orgoglio. "Venire. Fammi venire!"
Karino sorride, mostra i denti. "Sì, eh? Vediamo se te lo meriti..."

Date: 2016-12-25 06:38 pm (UTC)
From: [identity profile] aschilo.livejournal.com
RPF Striscia la Notizia - Maddalena Corvaglia/OMC - 'So cosa vuoi sentirti dire.'

Warning: bestiality, nonsense

Un vero gentilcane

Le lancette scorrevano inesorabili sull’orologio a muro, scandendo un’altra nottata di solitudine e ricerche bibliografiche.
Alzando lo sguardo dalla copia in pdf de L’interpretazione materialistica della meccanica quantistica, Maddalena Corvaglia sospirò e guardò fuori dalla finestra, scoprendosi ad invidiare le auto invischiate nel traffico. Ore, giorni, settimane di studi teorici le facevano bramare un qualsiasi briciolo di attività pratica, fosse anche destreggiarsi nella guida sotto la neve.
Quando aveva accettato l’invito ad entrare nel gruppo di ricerca del professor Iacchetti, si era aspettata di ritrovarsi coinvolta in discussioni vive e dinamiche, alternate a sessioni di esperimenti presso il CERN. Ma la pratica stava scarseggiando da molto tempo e Maddalena aveva iniziato a chiedersi se il suo lavoro sarebbe mai approdato a dei risultati concreti.
Un rumore la fece trasalire. Qualcuno stava bussando alla porta.
«Avanti» disse lei, togliendosi gli occhiali e dando le spalle al computer per concedere agli occhi un po’ di riposo.
La porta si aprì e Aschi fece il suo ingresso nella stanza, camminando su tutte e quattro le zampe, per nulla intralciato dal camice. «Buonasera, dottoressa Corvaglia» disse «Non mi aspettavo di trovarla ancora qui.»
«Buonasera, dottore» rispose lei «Volevo solo assicurarmi di non aver tralasciato nulla per la presentazione di lunedì.»
Da quando aveva conosciuto il dottor Aschi, Maddalena aveva provato delle strane sensazioni nei suoi confronti. C’era qualcosa in quel cane che la inquietava ma, allo stesso tempo, una insaziabile curiosità la spingeva ad avvicinarsi a lui il più possibile.
Ricordava ancora quello che aveva detto quando aveva visto la foto del dottor Aschi per la prima volta, in equilibrio sulle zampe posteriori e vestito con toga ed ermellino: “Ragazze, non riesco a guardarlo, dai. Mi cade l’occhio sull’attrezzo.” Eppure, nei giorni successivi, aveva guardato quella foto più volte, quasi desiderando che l’appendice spuntasse dalla guaina villosa e si palesasse in tutta la sua dirompente carnosità.
«Ah, se solo i neopositivisti e gli idealisti avessero evitato di scrivere certe stupidaggini sul principio di indeterminazione di Heisenberg» disse Aschi in un tono amaro che assunse via via una sfumatura più comprensiva «A quest’ora lei non dovrebbe preoccuparsi di correggere degli errori così banali.»
Parlando, si avvicinò a Maddalena. Voltandosi, la donna lo urtò inavvertitamente.
«Dottor Aschi» disse, cercando di controllare il respiro «Mi scusi…»
«Perché non ci diamo del tu?» chiese lui, invadendo sempre di più il suo spazio personale.
Maddalena si appoggiò alla scrivania. «È tardi» disse, conscia di addurre una scusa debole e pretestuosa.
«Vogliamo davvero lasciare che sia questo a fermarci?»
Sentendo quella voce così calda e ruvida, Maddalena percepì un brivido lungo la schiena. «Se il dottor Iacchetti sapesse che due dei suoi dipendenti hanno una relazione…»
«Allora non glielo diremo.»
Maddalena non poteva più resistere. Non voleva più resistere. Aschi si alzò sulle zampe posteriori e si appoggiò a lei, mostrando il pene che già si ergeva, impudente, sfrontato. Maddalena si lasciò travolgere dalle sensazioni che quella struttura fisica così virile, così possente, le trasmetteva.
In pochi istanti calò i jeans attillati e le mutandine, mentre Aschi, dimostrando di saper gestire senza problemi l’assenza di pollice opponibile, indossava un preservativo con pochi ma risoluti gesti delle zampe anteriori.

Date: 2016-12-25 06:38 pm (UTC)
From: [identity profile] aschilo.livejournal.com
Quindi il cane le poggiò nuovamente le zampe sulle spalle e iniziò a penetrarla, lentamente ma con risolutezza, facendo fremere la donna ad ogni istante. Maddalena cercò un appiglio con le mani sulla scrivania alle sue spalle, facendo cadere sul pavimento fogli e riviste specialistiche.
Quando il pene fu entrato completamente, Maddalena cercò di respirare più lentamente per gustarsi ogni singolo istante.
Le anche e le natiche di Aschi si muovevano ritmicamente, riversando nell’amplesso l’energia che i suoi antenati avevano dedicato al traino delle slitte. Mai, prima di conoscerlo, la donna aveva provato una simile sensazione di potenza. Le sue mani sfiorarono le costole di Aschi, facendo tendere i muscoli del torace in un brivido e invitando il cane a spingere ancora di più.
A un certo punto, le forti zampe anteriori di Aschi tirarono Maddalena verso di lui.
«Fammi godere come mai nessun uomo ha saputo fare» disse lei.
«Lo farò. Conosco il tuo segreto. So cosa vuoi sentirti dire.»
Le pupille di Maddalena si dilatarono per l’estasi mentre Aschi, con la sua voce calda e suadente, le sussurrava all’orecchio la frase che provocò un orgasmo sincronizzato tale da far partire l’antifurto di tutte le Mazda parcheggiate nel raggio di un chilometro.
«Ti ho sempre preferita alla Canalis.»

Date: 2016-12-25 06:50 pm (UTC)
From: [identity profile] aschilo.livejournal.com
Originale - Peluche/Uomo - Allucinazioni

Alpha

Con lo sguardo rivolto alla distesa di luci della Milano notturna visibile dalla finestra e screziata dalla pioggia, Mattia sedeva sul letto in attesa che il cocktail di sostanze psicotrope da poco ingerito facesse effetto. Dalle casse dell’i-Pod fuoriusciva uno stridente remix che richiamava alla mente l’aroma della Belvedere e il gusto lasciato dalla cocaina sulle gengive.
Lentamente ma inesorabilmente, Mattia si accorse che il cocktail stava facendo effetto. Un misto di eccitazione e vergogna si stava impossessando di lui, e di lì a poco il divertimento avrebbe avuto inizio.
«Mi fai schifo.»
Mattia di voltò verso la sorgente di quella voce, abbandonando in qualche remoto anfratto del suo cervello il dubbio che potesse essere un semplice effetto collaterale delle droghe. Alla sua sinistra, in tutta la sua siberiana magnificenza, si ergeva Aschi, un imponente husky che solo gli stolti avrebbero potuto ritenere un semplice pupazzo di peluche.
Con voce altera e profonda, Aschi continuò a parlare: «Guardati. Indossi quella camicia e quei pantaloni firmati per ostentare la presunta superiorità della tua concezione estetica e poi hai il coraggio di presentarti qui con ancora addosso l’odore di una qualche sciacquetta la cui massima vetta artistica consiste nella scelta della giusta scollatura per ottenere un voto alto. Mi fai schifo.»
«Figa, faccio davvero schifo» disse Mattia, abbassando lo sguardo, mentre dentro di sé pregustava già l’inevitabile punizione. «Sono indegno. Merito di essere punito.»
«Silenzio» gli ordinò Aschi. «Parlerai se e quando lo riterrò opportuno. Spogliati.»
Mattia si alzò dal letto e, dopo essersi posizionato di fronte ad Aschi, iniziò a sbottonare la camicia. Mentre la sfilava, sentì la spalla destra dolergli: il crossfit stava progressivamente deteriorando le sue articolazioni, non che la cosa gli importasse in quel momento.
Dopo la camicia, fu la volta dei pantaloni. Aschi osservava in silenzio, gli occhi che brillavano di quieta perfidia.
«Ecco il maschio alfa» commentò Aschi con la voce colma di sarcasmo quando Mattia ebbe rimosso anche le mutande. «Che spettacolo. Tutte le tue chiacchiere sulla volontà di potenza e poi non riesci neanche a resistere ad un mio ordine. Sei solo un superuomo in trentaduesimo, un volgare rampollo dell’alta borghesia che cerca di colorare il vuoto ideologico della propria esistenza da bocconiano con manieristici travisamenti di dottrine che a malapena riesce a comprendere superficialmente. Sei una puttana anche in senso filosofico. Spero che tu te ne renda conto.»
Unendo il più possibile le cosce per nascondere l’erezione incombente, Mattia ammise: «Sì, sì, sono una puttana anche in senso filosofico.»
Un rossetto cadde sulla coperta. «Raccoglilo» ordinò Aschi. «Truccati come la puttana che sei.»
Fucsia, notò Mattia mentre sfilava il tappo. Si passò sulle labbra con voluttà lo stick pastoso, conscio di come quella tinta lo avrebbe fatto apparire volgare e disgustosamente esplicito.
«Cerca almeno di non passartelo sui denti» disse Aschi «Non sopporto la sciatteria.»
A quelle parole, Mattia abbandonò qualsiasi tentativo di nascondere la propria erezione, divenuta ormai furente. Trattenendo a stento le lacrime, palesò il proprio volto truccato al cane.
«Passabile» commentò distrattamente quest’ultimo. «Sul letto.»
Fremente di eccitazione, Mattia si mise sul letto a quattro zampe, voltando le spalle ad Aschi. Seguendo le istruzioni del vero alpha, non fece domande quando la musica si spense e calò il silenzio. Rimase tremante ad attendere finché non avvertì una zampata colpirgli le natiche.

Date: 2016-12-25 06:52 pm (UTC)
From: [identity profile] aschilo.livejournal.com
«È così che ti piace, vero?» chiese Aschi con una chiara nota di sadismo nella voce.
«Sì» disse Mattia, mentre una lacrima sfuggiva alle sue palpebre e cadeva sulla coperta.
«Vorresti gridare? Forse qualcuno potrebbe salvarti.»
«… N-no, figa, io non voglio…»
«Tu vuoi gridare, non è vero?»
«Io… io…»
«Avanti, prova a gridare. Ti presenti qui, vestito e truccato come una puttana, e poi ti azzardi ad urlare quando qualcuno ti dà quello che vuoi.»
Seguì una seconda zampata e, questa volta, Mattia sentì le unghie penetrare nella carne e avvertì le prime gocce di fluido pre-eiaculatorio che si formavano per poi cadere sulla coperta una dopo l’altra.
A quelle sensazioni se ne aggiunse con prepotenza una terza: Mattia sentì il freddo e untuoso lubrificante coprire la zona esterna del suo ano. Respirando profondamente, il ragazzo dilatò lo sfintere e si preparò ad accogliere il dito ricoperto della scivolosa sostanza all’interno della propria intimità.
«Respira a fondo» disse Aschi, senza nascondere la propria soddisfazione per quello che stava per accadere.
Mattia respirò a fondo e sentì qualcosa di rigido e ricoperto di aculei invadere il suo retto. Lasciò che le lacrime scorressero liberamente e riuscì a trattenere l’eiaculazione solo per un soffio.
Aschi rise con crudele compiacimento. «Bene, molto bene.» Quindi si avvicinò al volto di Mattia e sussurrò: «Chi è il maschio alfa qui?»
«Sei tu» ansimò Mattia.
«Non sento.»
«Sei tu» provò a dire il ragazzo a voce più alta.
«Più forte.»
«Figa, sei tuuu… ah… aaaaaahhh!!!» Mattia non riuscì più a trattenersi ed eiaculò copiosamente, per poi crollare sulla coperta. Sentì Aschi che sfilava rapidamente il pene e si preparò a ciò che sarebbe successo di lì a pochi istanti. Con una zampata, Aschi lo fece voltare sulla schiena, quindi si appoggiò alla parete con le due zampe anteriori, puntando il pene eretto verso la faccia di Mattia. Un fiotto di sperma colpì il ragazzo al viso.
Con il volto impiastricciato da un maleodorante miscuglio di lubrificante e liquido seminale, Mattia riuscì a smettere di ansimare quanto bastava per dire: «Figa, io sono comunque alfa, cioè, figa…»
Sentì il caldo alito di Aschi lambirgli l’orecchio sinistro.
«Ti sbagli, puttana» gli sussurrò il cane «La figa non esiste.»

(no subject)

From: [identity profile] lunamitsuki.livejournal.com - Date: 2016-12-26 07:34 am (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] aschilo.livejournal.com - Date: 2016-12-26 08:59 am (UTC) - Expand

Date: 2016-12-25 07:16 pm (UTC)
From: [identity profile] kurecchi.livejournal.com
FREE!, Momotarou Mikoshiba/Sousuke Yamazaki, Arabian!AU

Non betata. Mi dispiace. E' orribile.

Sousuke non è mai stato vanesio, non ama ostentare le sue capacità né i pregi, questo perché ha sempre sostenuto che la presunzione non porti a niente di buono. Infatti, trova fin troppo facile confermare quella sua teoria con l’utilizzo di un semplice nome: Mikoshiba Momotarou.
Sousuke, d’altro canto, si è sempre definito distaccato oltre che estremamente tollerante, di fatti se avesse dovuto scegliere una sua dote in particolare avrebbe sicuramente scelto proprio la sua immensa pazienza, ma da quando quel ragazzino è entrato prepotentemente nella sua vita si è dovuto ricredere e ammettere di non essere poi così stoico.
Momotarou è chiassoso, una fonte inesauribile di energia e talvolta anche di problemi, vista la sua capacità di finire nei posti più disparati alla ricerca di quegli insetti da lui tanto amati. Volendo essere un po’ romantici, Sousuke può anche definirlo un ‘piccolo raggio di sole’, perché per quanto Momotarou sia capace di fargli perdere ogni briciolo di pazienza e di controllo, è anche in grado di renderlo felice. Cosa che, a detta di Rin, non è assolutamente semplice - Sousuke vorrebbe dissentire, forse lui non è la persona più solare di quel regno ma di certo non è neanche la più cupa.
Di conseguenza gli basta intravederlo con addosso solo dei candidi pantaloni bagnati, che aderiscono come una seconda pelle alle sue forme atletiche, e i capelli rossi appiccicati al viso, illuminato da un sorriso divertito e arrossato per chissà quale avventura, per sentire le briglie della sua solita imperturbabilità venire sciolte.
È proprio in quel preciso istante si trova infatti ad ammettere che l’essere il migliore amico del principe, nonché suo consigliere, ha sicuramente i suoi lati positivi. Perché come ogni volta gli basta una parola, o nel migliore dei casi uno sguardo torvo, per far andare via tutti i soldati posti a guardia di un dato ambiente del palazzo.
Lo lasciano nel giardino adiacente alla piscina interna, uno dei luoghi preferiti da Rin, con la sola compagnia di Momotarou e del suo sorriso luminoso, e sicuramente anche un po’ furbo.
«Li hai fatti scappare tutti!», commenta il ragazzo con una risata, scostando dalla fronte i capelli in un gesto disinvolto.
«Che ti è successo?», gli chiede in risposta Sousuke, percorrendo al tempo stesso la distanza che li separa con delle falcate tutt'altro che calme. Gli sembra di sentire l'inizio di una strampalata storia su come uno dei suoi preziosi insetti si sia esibito in una spettacolare fuga che sembra essersi conclusa con il suo tuffo nella piscina, ma non si cura di quelle parole né gli dà il tempo di finire il suo racconto, perché il suo corpo è già su quello del ragazzo, mentre le loro labbra si cercano per un bacio.
Per quanto Momotarou sia la sua gioia, quanto di più bello gli sia mai accaduto il vita, Sousuke si sente pronto a definirlo anche la sua più grande tentazione, alla quale non può sottrarsi.
‘Ormoni innamorati’, li ha definiti una volta Rin dopo averli sorpresi con le brache letteralmente calate e Sousuke, per una volta, non se la sente di mostrarsi contrariato.
Sente Momotarou mugolare contro la sua bocca, e approfittando di quel basso verso Sousuke prova subito ad approfondire il bacio, spingendolo a socchiudere le labbra per insinuarvi dentro la lingua.
Sono dei brividi di piacere quelli che scuotono il corpo del più giovane e che lo costringono ad aggrapparsi con necessità alle spalle di Sousuke. Gli strappa via la grezza tunica che indossa quando non è costretto a presenziare alle noiose riunioni del principe in veste di consigliere, artigliandogli poi il capo per tirare via il turbante.
Sousuke ama sentire la sua stessa necessità riflessa nei gesti di Momotarou. Assiste con brama alla trasformazione di quel ragazzino all’apparenza innocente e un po’ ingenuo in una persona lasciva e a tratti maliziosa.

Date: 2016-12-25 07:16 pm (UTC)
From: [identity profile] kurecchi.livejournal.com
“Solo per me”, precisa mentalmente, percorrendo il petto piatto e asciutto del ragazzo con le dita, toccando i capezzoli duri e ancora umidi per l’inaspettato bagno di qualche momento prima. Sa di non poter permettere a nessuno di vederlo in quelle condizioni, né di sentire i gemiti e i mugolii che lasciano le sue labbra gonfie e rosse per i baci.
Stringe le mani sui fianchi fini del ragazzo quando le sue dita portano l’esplorazione del corpo di Momotarou proprio in quel punto. Lo attira a sé, facendogli sentire il suo desiderio attraverso la stoffa dei pantaloni che ancora proteggono le loro erezioni, poi lo trascina per terra, tra l’erba curata del giardino ed il freddo marmo che guida solitamente i visitatori verso altri ambienti del palazzo.
Sposta le labbra sul mento di Momotarou e poi sul collo, leccando via le piccole goccioline d'acqua che imperlano il suo corpo, proseguendo il suo viaggio verso il basso. Lo sterno, gli addominali e infine l’ombelico, accompagnato dai battiti sempre più veloci del cuore del ragazzo che sente ogni volta che preme con più decisione la bocca sulla sua pelle calda.
Gli abbassa i pantaloni con un unico movimento fluido, aiutandosi poi con le sue stesse gambe a privarlo di quell’ormai inutile indumento, proseguendo in quel modo il suo cammino d’esplorazione verso l’inguine.
Sousuke non esita quando le sue labbra raggiungono l’erezione di Momotarou, e stringendo la base tra le dita utilizza la bocca per percorrerla fino alla punta e viceversa, alternando quelle carezze ai movimenti della sua mano, e i versi che riesce a strappargli sono per il suo corpo fonte di altrettanto piacere.
Non credeva di poter provare un simile trasporto fisico ed emotivo per qualcuno, ma da quando ha permesso alla sua relazione con Momotarou di prendere piede si è dovuto ricredere.
Mugugnando a sua volta, Sousuke decide di farsi più ardito, mentre chiude la bocca attorno alla punta dell'erezione dell'altro, porta la mano libera tra le natiche di Momotarou.
Lo prepara con attenzione, muovendo le labbra sul sesso per distrarlo dal fastidio che gli causa inizialmente l’intrusione delle sue dita, ed è quando sente il bacino del ragazzo scattare verso di lui, accompagnato da un verso più alto, che capisce di averlo portato al limite.
Si costringe ad allontanarsi, pulendosi le labbra umide di saliva con un braccio, puntando gli occhi sul viso arrossato di Momotarou. Vorrebbe dirgli che è bellissimo con quell'espressione stravolta, ma le parole muoiono dietro un nuovo bacio. Sousuke non deve neanche invitarlo ad allargare le gambe perché, abbracciandolo, Momotarou spinge subito il suo corpo contro il suo, cingendogli il bacino con le cosce.
Si abbassa con una mano i pantaloni, e afferrando la sua erezione dura e sensibile la guidando poi verso le natiche del ragazzo.
Non lo bacia, non in quel momento almeno. Preferisce invece puntare gli occhi sul volto di Momotarou, studiandone i leggeri cambiamenti, dal dolore al fastidio, alla ricerca di quel lampo di piacere che sa di potergli far provare.
Supera con difficoltà il primo anello muscolare, facendo poi ondeggiare lentamente il bacino per farsi spazio all'interno del corpo del più giovane. Si prende il tempo giusto per permettere all'altro di abituarsi, e quando finalmente riesce a rubargli un primo vero brivido di piacere, lascia cadere la premura che lo ha frenato fino a quell'istante.

(no subject)

From: [identity profile] kurecchi.livejournal.com - Date: 2016-12-25 07:16 pm (UTC) - Expand

Haikyuu!! - UshiOi

Date: 2016-12-25 07:26 pm (UTC)
From: [identity profile] neupreussen.livejournal.com
Ushijima non regge l'alcol. Per niente. Ma soprattutto, l'alcol lo rende anche più schietto del solito, soprattutto riguardo i suoi desideri sessuali nei confronti di Oikawa.


Ushijima lo guarda di nuovo, per la trecentocinquantesima volta in mezz'ora, gli occhi acquosi e leggermente arrossati, le labbra serrate, a ribadire la sua solita attitudine apparentemente disinteressata. Oikawa, però, sa benissimo che questa volta è diverso: gli occhi di Ushijima mandano un messaggio ben preciso, lo bersagliano con così tanta insistenza da metterlo a disagio e farlo rabbrividire leggermente.
«Ushiwaka-chan,» schiocca la lingua contro il palato, Oikawa, la voce sibilante «smettila di guardarmi così. Sei inquietante.»
Ushijima non muta espressione, continua a fissarlo e dondola un poco la testa, un ondeggiare appena percettibile e leggermente ingessato.
«Ushiwaka-chan» Tooru alza il tono di voce nell'intento di svegliarlo dall'evidente stato di torpore mentale che lo affligge, ma gli occhi di Wakatoshi rimangono fissi, al limite dell'inespressività.
Durante la cena è sicuro di averlo visto bere soltanto mezzo bicchiere di sake, ma a giudicare dagli occhi e dal naso arrossati sembra quasi si sia scolato una bottiglia intera.
I ragazzi della Nazionale se ne sono andati tutti da un bel pezzo, l'unico rimasto è proprio Ushijima, ormai granitico nella sua ubriachezza. Pensandoci bene, comunque, non sarebbe saggio mandarlo via prima che scompaia l'effetto dell'alcol, dopotutto è così sbronzo che potrebbe perdersi, farsi rapire o chissà cos'altro.
Oikawa chiude gli occhi e inspira appena, cerca di digerire il fatto che dovrà trascorrere almeno un altro paio d'ore in sua compagnia. Probabilmente le due ore più noiose della sua vita.
«Lo sai...?» Ushijima biascicò, attirando immediatamente l'attenzione dell'altro. «Penso tu sia bellissimo. Lo penso dalla prima volta che ti ho visto... sempre pensato.»
«Sì...» Oikawa borbotta, le labbra protese in una piccola smorfia «okay.»
«Hai un culo meraviglioso.»
Tooru strabuzza gli occhi, per poi sbattere le palpebre un paio di volte. È sconcertato, la situazione sta diventando strana e non gli piace, ma l'espressione impassibile di Ushijima rende il tutto davvero esilarante, tanto che Oikawa non può non scoppiare a ridere.
«Perché ridi? Dico sul serio.»
«Oh, non lo metto in dubbio!» Oikawa ride ancora, iniziando a sentirsi più rilassato – dopotutto prendere in giro Ushijima è nelle sue corde, potrebbe anche inserirlo ufficialmente fra i propri hobby.
«Vorrei toccarti il sedere, cioè...» Ushijima abbassa lo sguardo solo per un istante, inclina il viso e osserva il bicchiere vuoto, poi torna a guardare Oikawa «vorrei toccarti tutto.»
«Va bene, Ushiwaka-chan, ma non fermarti,» Tooru trattiene a stento un'altra risata «continua pure a parlare.»
«Dovremmo farlo,» esordisce Ushijima, soffocando un rutto «potrei sbatterti per dieci ore di fila, Oikawa. Se fossi venuto alla Shiratorizawa anche per due giorni interi, credo.»
«Ma se sai a malapena dove si trova la mercanzia!» Oikawa lo schernisce, ma c'è un fondo di verità nella sua presa in giro – dopotutto ha sempre visto Ushijima così appassionato di pallavolo da averlo spesso giudicato come un verginello sfigato e inesperto.
«E invece so dove si trova» Wakatoshi ribatte immediatamente, esitando per qualche istante «... se vuoi posso trovare anche la tua.»
«Ushiwaka-chan, le mie mutande sono off limits» Tooru lo respinge verbalmente, le labbra increspate in un sorrisetto divertito.
Ushijima riesce a risultare imbranato e fuori luogo anche da ubriaco, ma soprattutto non sta facendo assolutamente nulla di ciò che sta asserendo, un ridicolo gentiluomo alticcio, inoffensivo e un po' vanitoso. Pensando a questo con un lieve sorriso sulle labbra, Oikawa si alza per sgomberare la tavola, prima i piatti con le posate, poi i bicchieri e le varie bottiglie, costantemente seguito dallo sguardo vacuo dell'altro.
«Sì» Ushijima mormora, attirando la sua attenzione.
«Hai detto qualcosa?»
«Hai proprio un bel culo, ma... ma non è solo quello. Tu mi piaci, ti amo, voglio fare l'amore con te.»

RE: Haikyuu!! - UshiOi

Date: 2016-12-25 07:30 pm (UTC)
From: [identity profile] neupreussen.livejournal.com

Oikawa lo guarda senza dire nulla, mentre sistema una bottiglia di vino rosso in frigo: le ultime parole di Ushijima non lo hanno divertito, ma soltanto imbarazzato. Tooru avverte un tremore esteso nel petto, un fremito leggero sulle labbra e un lieve bruciore sulle guance, come se in realtà le parole di Ushijima stiano generando in lui non solo imbarazzo, ma anche un'emozione piacevole e infinitamente puerile.
Chiude l'anta del frigorifero, il naso leggermente arricciato per l'imbarazzo e l'irritazione che la vergogna stessa gli provoca.
Non gli piace affatto la piega che la situazione sta prendendo, ma Oikawa sta pensando seriamente di baciarlo. Baciarlo e fermarsi al bacio, ovviamente – tanto Ushijima è troppo sbronzo perché domani possa ricordare qualcosa.
Oikawa chiude gli occhi per qualche istante, inspira dalle narici e avanza lentamente verso l'altro. Si ferma a pochi passi da lui, il respiro trattenuto. Lo guarda in attesa, avvertendo un brivido lungo la schiena non appena Ushijima spinge la sedia indietro, staccandosi dal tavolo.
Tutto avviene nel più profondo dei silenzi: Oikawa si siede a cavalcioni sopra di lui, lo afferra per il colletto della camicia e scruta la durezza del suo viso, addolcita dallo sguardo incredulo e vagamente spaurito che adesso gli sta rivolgendo.
Tooru chiude gli occhi e lo bacia sulle labbra, piano e lentamente, come a saggiarne la forma. Intreccia le mani dietro la sua testa e si avvicina di più, provocando un piacevole attrito fra i loro bacini.
A Ushijima basta un secondo per scuotersi di dosso gli effetti stordenti e corrosivi dell'alcol, e nonostante i riflessi siano un po' rallentati, la forza con cui stringe a sé Oikawa è sufficiente da garantirgli che questo non possa scappare.
Il viso di Ushijima sembra quasi sprofondare contro quello di Oikawa, è un movimento circoscritto e rapidissimo che l'ex capitano dell'Aoba Johsai non riesce e non vuole – scopre appena un secondo più tardi – contrastare.
Wakatoshi lo bacia con grande trasporto, come se da anni non stesse aspettando altro, e la sua lingua già si spinge oltre il confine delle labbra, all'annaspante ricerca di quella di Tooru. Si trovano in una frazione di secondo, e Oikawa si sorprende e si compiace della maestria con cui Ushijima riesce a domare la sua lingua, assoggettare la sua bocca a un piacere sessuale totalizzante.
Ushijima segue tutti i movimenti del corpo di Oikawa – il bacino premuto contro il proprio, i fianchi tesi e caldi sotto le mani, il tocco leggero delle sue dita che fremono sulla nuca a ogni sollecitazione della lingua nella sua bocca.
Oikawa scosta leggermente il viso, sospira sulle labbra umide di Ushijima mentre gli sbottona i pantaloni con le dita, mettendo sempre più a dura prova la sua resistenza.
L'erezione di Ushijima è ormai pulsante sotto i boxer, appena liberata dalla pressione fastidiosa dei jeans, ma questo non basta certo ad assopire il suo desiderio. In questo momento potrebbe trovare sollievo e soddisfazione solo in un modo, e le labbra di Oikawa così vicine alle sue glielo ricordano in continuazione.
Le mani di Wakatoshi si immergono nel tessuto caldo del maglione di Oikawa, saggiano solo per un istante la morbidezza della lana e poi se ne sbarazzano, arrivano finalmente a toccare la pelle nuda, seguendo la lunghezza dei fianchi e fermandosi a ogni solco o piccola imperfezione. Vuole ricordare il più precisamente possibile questo momento, anche se il tempo che si concede per memorizzare le forme di Oikawa è davvero poco.
Ushijima lo stringe e si solleva dalla sedia, barcolla leggermente a causa dell'alcol e del peso dell'altro, ma riesce a farlo stendere sul tavolo senza troppe difficoltà – sopratutto perché è Oikawa stesso ad assecondarlo.

RE: Haikyuu!! - UshiOi

From: [identity profile] neupreussen.livejournal.com - Date: 2016-12-25 07:31 pm (UTC) - Expand

RE: Haikyuu!! - UshiOi

From: [identity profile] pinkabbestia.livejournal.com - Date: 2016-12-26 01:39 pm (UTC) - Expand

RE: Haikyuu!! - UshiOi

From: [identity profile] neupreussen.livejournal.com - Date: 2016-12-26 01:50 pm (UTC) - Expand

RE: Haikyuu!! - UshiOi

From: [identity profile] pinkabbestia.livejournal.com - Date: 2016-12-27 02:46 pm (UTC) - Expand

Date: 2016-12-25 07:41 pm (UTC)
From: [identity profile] diana9241.livejournal.com
spero di aver fatto tutto bene, parto domani ma almeno un fill volevo lasciarlo, se non va bene cancellate pure
BOARDWALK EMPIRE, Charlie Luciano/Meyer Lansky, La loro prima volta.



Era colpa dell’alcool pensò Charlie, lo sapeva che non avrebbe dovuto far bere Meyer così tanto.
Era tutto cominciato alla festa per il bat mitzavah di Benny, cosa significasse esattamente Charlie non lo sapeva e nemmeno gli importava però Benny aveva insistito e non era bene far arrabbiare quel pazzo. Alla fine si era ritrovato a casa con Meyer, a bere e a farsi delle domande, ultimamente passavano troppo tempo insieme e none ra ben visto ma non gl’importava.
<< Che poi … a pensarci bene … non è nemmeno così strano, non per noi … insomma, se fossi una ragazza sarebbe strano … ma non così >> aveva biascicato Meyer, vederlo ubriaco era uno spettacolo unico dato che il minore solitamente cercava di controllarsi.
<< Se fossi una ragazza … credo proprio che ti bacerei, si … ti bacerei e non solo >> ammise, era folle eppure baciare Meyer sarebbe sembrato così giusto, così facile ma poteva solamente essere un effetto dell’alcool si disse Charlie. Quello che lo fece rimanere sorpreso fu il successivo gesto dell’ebreo, Meyer aveva lasciato la bottiglia e gli si era avvicinato e aveva premuto le sue labbra sulle sue, lo stava realmente baciando. Era un bacio inesperto, figlio dell’alcool eppure Charlie si ritrovò a ricambiarlo, Meyer dopo qualche istante gli fece prendere il controllo e gli permise di tenere le mani ai lati del suo viso, quando si separarono le mani di Charlie erano sulle spalle dell’altro e stavano per passare alla schiena.
<< Se fossi una ragazza ti avrei già permesso di scoparmi … e … quanto vorrei >> gli sussurrò Meyer prima che lui lo baciasse di nuovo, quello era strano, era folle, era sbagliato in così tanti modi eppure non riusciva a farne a meno, non con Meyer. L’altro sorrise e lo strinse a sé, il tempo di arrivare al letto e vi caddero assieme, Meyer che ridacchiava ubriaco e Charlie che cercava di restare lucido.
< Sicuro che lo vuoi piccoletto? >> gli chiese mentre cominciava a sbottonarsi la camicia e l’altro si limitò a stringerlo a sé e cercare ancora e ancora le sue labbra, quella non era una risposta pensò Charlie. << Mai stato più sicuro, dago, ti voglio … adesso, prima di tornare sobrio … ti desidero così tanto >> gli rispose Meyer mentre si liberava degli abiti gettandoli alla rinfusa, se ne sarebbero preoccupati il giorno dopo pensò Charlie prima di cominciare a baciare e leccare il corpo dell’altro. Meyer ansimò quando cominciò a leccare i suoi capezzoli, indurendoli con la lingua, gemette quando arrivò all’inguine e trattenne un urlo quando lo prese in bocca.
Charlie non aveva la minima idea di cosa si dovesse fare, o meglio sapeva come si faceva con le ragazze ma con un uomo … era tutto diverso eppure il corpo di Meyer lo eccitava come nessuna donna era mai riuscita fare, le mani dell’altro tra i suoi capelli gli procuravano una frizione deliziosa, i loro corpi che si muovevano erano qualcosa di unico, anche quando tornò a baciare la bocca dell’altro, doveva togliersi i pantaloni, ora.
Edited Date: 2016-12-25 07:42 pm (UTC)

Date: 2016-12-25 07:42 pm (UTC)
From: [identity profile] diana9241.livejournal.com
Meyer sembrò aver capito cosa pensasse, lo sapeva sempre, e fu lui con gesti veloci e impacciati dettati dalla sbronza ad abbassargli i pantaloni mentre lui lo imitava. Ripresero a baciarsi mentre i loro corpi si muovevano all’unisono, le loro erezioni che sfregavano insieme procurando ad entrambi brividi, aveva bisogno di più, voleva di più ma Meyer era ubriaco, lui era ubriaco e non era il momento pensò Charlie prima di portare la mano sul sesso dell’altro per aiutarsi. Meyer gemette nella sua bocca mentre i loro corpi si muovevano sempre più velocemente, le mani dell’ebreo sulla sua schiena che tracciavano linee immaginarie, Charlie gemette quando l’altro gliele affondò nella schiena e lo sentì irrigidirsi, ancora pochi movimenti e anche lui raggiunse l’orgasmo, tutto quello era sbagliato eppure non riusciva a non amare ogni singolo momento, era stato più che perfetto, Meyer, i loro corpi che si muovevano con desiderio, le labbra dell’alto che lo imploravano di essere baciate, le mani che lo avevano accarezzato dovunque, tutto era stato perfetto, ed erano ubriachi.
<< La prossima volta … la prossima volta facciamo tutto … tutto >> ansimò Meyer mentre cercava di riprendere fiato.
<< Come vuoi tu kike … come vuoi tu >> rispose Charlie, il pensiero di perdersi ancora in quel calore, di averne ancora e di più, di averlo tutto, lo faceva impazzire, o forse era solo l’alcool.

JANE THE VIRGIN - Luisa Alver/Rose Solano

Date: 2016-12-25 08:59 pm (UTC)
From: [identity profile] geo-lupin.livejournal.com
Sotto la doccia
Allert: Angst a palate.


Ogni giorno Rose si chiedeva come fosse finita in quell’assurda situazione. Non c’era attimo, minuto o giorno in cui non pensasse a Luisa, a come si era innamorata follemente e, follemente, era proprio la parola più indovinata per quella situazione. Era folle innamorarsi della figlia dell’uomo che avrebbe dovuto prima o poi uccidere per realizzare i suoi subdoli scopi. Ma era folle e disperato, pieno di sensazioni e sentimenti che non aveva mai provato per nessun’altra prima di conoscere l’amore della sua vita: Lu.
Chiuse gli occhi e dietro le sue palpebre rivide gli occhi verdi di Luisa guardarla, le piccole rughe di espressione adorabili che le sorridevano, il suo naso la sua bocca lì, pronta e umida dei loro baci.
Valeva la pena tutto questo patimento? Se solo avesse saputo tutto, Luisa l’avrebbe odiata, avrebbe pensato che fosse lì per ferirla, che fosse studiato l’averla conosciuta quella notte in quel bar, ma se solo avesse saputo la verità, forse avrebbero solamente dovuto fuggire come mille volte Lu le aveva suggerito.
Sbuffò infastidita dai suoi stessi pensieri. Non c’era giorno in cui non si ripeteva questo discorso in testa, queste esatte parole ogni giorno della sua vita come un disco rotto nel suo cervello.
Si alzò dal letto e si diresse in bagno per avere una buona doccia calda e cominciare una dannata giornata senza poter avere Luisa come sarebbe stato buono e giusto. Si toccò il seno, i suoi capezzoli erano già all’erta mentre immaginava Lu introdursi nella sua suite furtivamente, lasciare la moglie nella sua camera e correre da lei sotto la doccia. Si toccò il seno schiacciandolo tra le mani, scese toccandosi la pancia piatta, i fianchi e poi i riccioli scuri del suo stesso sesso. Esitò un solo secondo mentre l’acqua calda le picchiettava le spalle sciogliendo la tensione prima di iniziare a toccare il suo clitoride formando piccoli cerchi col suo indice. L’immagine di Luisa che la toccava proprio come ora stava facendo era facile da immaginare con gli occhi chiusi.
Ansimava il nome di Luisa mentre i movimenti si facevano sempre più veloci e le gambe per poco non la tradivano. Si appoggiò al muro dietro di lei continuando a toccarsi e immaginando Luisa farlo per lei.
«Ti amo Lu» Ansimava tra gli sbuffi di acqua calda e vapore che la circondavano durante il suo orgasmo continuando a ripetere quelle parole mentre crollava in lacrime sul piatto della doccia conscia che, ancora una volta, Luisa non era realmente lì con lei per amarla come lei l’amava.
Edited Date: 2016-12-25 09:13 pm (UTC)

Date: 2016-12-25 09:09 pm (UTC)
From: [identity profile] kamme.livejournal.com
Vikings - Athelstan/Ragnar Lothbrok - 'Non finirai mai in paradiso facendo cose del genere'

(Sto fillando il mio stesso prompt perchè sì)


Athelstan era abituato a sentire uomini più forti e grandi di lui gemere, solitamente si trattava di gemiti di dolore, anche se da quando viveva con Ragnar non erano mancate le occasioni in cui alle sue orecchie erano arrivati versi di piacere, sia da Ragnar e sua moglie che da altri vichinghi, visto come nessuno di loro sembrasse mai provare alcun pudore e non si preoccupassero mai di essere discreti.
Non si sarebbe mai aspettato però che un giorno sarebbe stato lui stesso il responsabile di quel tipo di gemiti in uno di quegli uomini, e anche se l'avesse fatto avrebbe sicuramente immaginato che si sarebbero trattati di versi di dolore, invece non c'era niente di sofferente negli ansiti dell'uomo sotto di lui.
Ragnar non era un uomo particolarmente silenzioso nella vita di tutti i giorni, non con lui perlomeno, quindi non era così sorprendente che non lo fosse neanche a letto, Athelstan l'aveva già sentito centinaia di volte fare l'amore con Lagherta quindi avrebbe già dovuto aspettarselo che non lo sarebbe stato neanche con lui, eppure era incuriosito lo stesso dalle reazioni che ogni suo minimo cambio di ritmo gli provocavano.
Se aumentava la velocità i gemiti di Ragnar si facevano più frequenti e più animaleschi, se invece la diminuiva e si lasciava scendere lentamente sul suo membro i suoi gemiti diventavano quasi dei lamenti.
Era da qualche minuto ormai che continuava a cambiare costantemente il modo in cui si muoveva sopra di lui solo per vedere quali differenti versi riusciva a strappargli e non pensava che Ragnar si fosse accorto che era una cosa intenzionale, ma chiaramente si sbagliava, infatti ad un tratto si ritrovò le sue mani sui suoi fianchi a tenerlo fermo.
Quando alzò lo sguardo sul suo viso si ritrovò davanti uno dei soliti sorrisi divertiti di Ragnar, prima che potesse dire qualcosa e provare a giustificarsi l'uomo iniziò a spingersi dentro di lui, sempre tenendolo fermo, prendendo così il controllo dell'amplesso.
'Non finirai mai in quel tuo, ah- paradiso comportandoti così'.
Athelstan avrebbe volentieri ribattuto alle sue parole, non gli sembrava decisamente il momento di dire cose del genere, anche perchè una parte di lui aveva paura che avesse ragione, ma qualsiasi protesta gli morì sulle labbra soffocata da un improvviso bacio che lo fece sospirare di piacere.
Forse c'era del vero nelle sue parole, sapeva che Ragnar l'aveva detto solo per prendersi gioco di lui ma il fatto che gli piacesse così tanto qualcosa di così sbagliato e immorale non poteva essere un buon segno, eppure in quell'esatto momento, con la virilità pulsante di Ragnar dentro di sé e le sue mani e la sua bocca addosso si sentiva felice, perchè riusciva sempre a farlo sentire come se tutto il resto al di fuori di loro non contasse e gli faceva venire da chiedersi se avesse davvero così tanta importanza non riuscire ad andare in paradiso quando c'era una persona che riusciva a donargli già così tanta gioia nella sua vita.
Ma quello non era il momento migliore per stare a interrogarsi su quel genere di cose e una spinta particolarmente forte di Ragnar glielo ricordò.
Athelstan gemette appoggiando la fronte contro la sua spalla, adesso che non aveva più il controllo della velocità e profondità delle spinte era tutto molto più intenso e nel giro di pochi minuti si ritrovò sull'orlo dell'orgasmo.
Era la prima volta che facevano sesso e per quanto si sentisse ridicolo a pensarlo non voleva che finisse, aveva paura che non avrebbero più avuto occasione di rifarlo, sapeva che era una preoccupazione stupida visto che Ragnar gli aveva dimostrato più volte di essere interessato a lui e comunque non era il tipo da rifiutare la possibilità di divertirsi con qualcuno, eppure in quel momento l'idea che lui potesse stancarsi di lui dopo quel giorno gli sembrava un pericolo concreto.
Gli strinse un braccio alzando la testa dalla sua spalla per guardarlo in viso e per far si che gli prestasse attenzione, Ragnar gli diede un veloce bacio a schiocco senza rallentare il ritmo delle sue spinte ma quando si accorse della sua espressione preoccupata aggrottò la fronte fermandosi.

Date: 2016-12-25 09:10 pm (UTC)
From: [identity profile] kamme.livejournal.com
'Cosa c'è? Non ti piace?'
Athelstan scosse la testa in segno di diniego, stava ancora ansimando e si sentiva sudato e affaticato come se fosse appena uscito da una battaglia, era sorpreso che guardandolo l'uomo potesse anche solo pensare che non gli stesse piacendo.
'Non è quello, sto per venire'
A quelle parole Ragnar alzò le sopracciglia in un'espressione vagamente incredula ma allo stesso tempo divertita.
'Sì, è quello il punto' senza lasciargli il tempo di specificare cosa avesse voluto dire Ragnar con un colpo di reni ribaltò le loro posizioni facendo finire Athelstan, che gli strinse le gambe intorno al bacino di riflesso, sotto di lui.
'Devono proprio averti tenuto all'oscuro di molte cose in quel monastero, uh?'
Athelstan si accigliò all'ironia nella voce dell'uomo, a Ragnar non sembrava essere ancora chiaro cosa comportasse essere un monaco, ma non poteva biasimarlo per l'avere una visione distorta di quella vita quando le uniche cose che aveva imparato su essa arrivavano da lui, che da quando si erano conosciuti era finito con il rompere praticamente ogni regola che gli avessero mai insegnato.
'Non voglio venire, non voglio che... non voglio che finisca' disse distogliendo lo sguardo dai suoi occhi e preparandosi a ricevere in risposta un qualche tipo di battuta. Che però non arrivò.
Tornando a guardarlo notò che Ragnar sembrava genuinamente incuriosito da quella sua affermazione e dopo un momento in cui rimase in silenzio a guardarlo la sua bocca tornò a rilassarsi in un sorriso, questa volta senza l'ombra di scherno che spesso aveva.
'Possiamo farlo quante volte vuoi, quando vuoi'
Ragnar lo baciò nuovamente, più dolcemente di quanto avesse mai fatto prima.
Athelstan non riusciva davvero a capire come una persona come lui potesse piacere così tanto a qualcuno come Ragnar da riuscire persino a vedere quel suo lato più gentile che solitamente teneva nascosto agli occhi degli altri.
'Va tutto bene, sì?' gli chiese Ragnar iniziando nuovamente a muoversi lentamente dentro di lui, Athelstan annuì mordendosi un labbro.
Ragnar lo scrutò ancora una volta con una punta d'incertezza nello sguardo come se volesse aggiungere qualcosa ma dopo pochi secondi l'istante passò e si limitò a tornare a spingere con più forza dentro di lui, facendo ansimare e mugugnare il ragazzo.
Da quella nuova posizione le sue spinte andavano più in profondità di prima e
essendo già vicino non ci volle molto perchè tremando e singhiozzando sotto di lui Athelstan raggiungesse il suo orgasmo.
Ragnar lo seguì a breve, venendo dentro di lui mentre i suoi muscoli si stavano ancora contraendo intorno al suo membro.
Uscì da lui e gli si sdraiò addosso senza troppa delicatezza, non era una posizione comoda ma in quel momento Athelstan si sentiva rassicurato dalla sua vicinanza e aveva bisogno di sentire ancora il suo corpo premere contro il suo.
Ragnar gli strofinò il viso contro il collo sospirando soddisfatto, facendogli storcere appena il naso per via della sua barba che gli pizzicava la pelle.
Rimasero sdraiati immobili per alcuni istanti a riprendere entrambi fiato fino a che Ragnar non ruppe il silenzio.
'Mi importa di te Athelstan, questo non è solo un passatempo per me'
Forse lo era stato all'inizio, quando si erano appena conosciuti, il suo interesse per lui era iniziato dalla prevedibile curiosità che l'incontrare per la prima volta un uomo che conosceva terre di cui lui non aveva neanche mai sentito parlare comportava.
Ma man mano che i giorni passavano si era ritrovato ad essere genuinamente incuriosito da lui come persona e a quel punto non era passato troppo tempo prima che si ritrovasse ad essere attratto da lui, nella sua mente era sempre stato chiaro che ci tenesse davvero ad Athelstan ma non era sicuro che i suoi sentimenti fossero così ovvi al ragazzo.

(no subject)

From: [identity profile] kamme.livejournal.com - Date: 2016-12-25 09:10 pm (UTC) - Expand

Date: 2016-12-25 09:20 pm (UTC)
From: [identity profile] agoraphobicbore.livejournal.com
MARVEL - CAPTAIN AMERICA CIVIL WAR, Natasha Romanoff / Black Widow/T'Challa / Black Panther, Welcome To The Jungle

Rating: Rosso/NC17
Warning: What If...? , OOC



Estratto:

"Tornò a baciarla e Natasha si perse iniziando a gemere sulle sue labbra mentre prigioniera della sua massa fisica, con le mani si aggrappava alla sua schiena o alle lenzuola.
L'erezione del re le premeva contro la coscia, la sensazione la fece sorridere, si strusció contro il suo bacino e gli strappò un verso roco .
Scese fra le gambe della donna, aprendole con mani forti e gesti sicuri.
La accarezzò intimamente, sentendola bagnarsi in poco tempo, con due dita la penetrò e Natasha si spinse verso di lui con gli occhi sgranati.
"Uh" T'Challa la stava costringendo contro di lui e lei doveva abituarsi"non sei abituata a un trattamento delicato, eh?"un velo di sudore imperlava già la pelle del re, che continuò a muoverle dentro le dita , alternando un movimento penetratorio, sincronizzato a quello della donna, a sforbiciate.
Toccò il clitoride e le fece aumentare la frenesia a cui si era abbandonata.
La interruppe.
"Stronzo,Moon of my life".
"Toccati".
Sentiva la propria erezione dura al solo pensiero di vederla eccitata davanti a lui,abbandonata a pensieri a cui avrebbe potuto contribuire solo se avesse voluto.
Si spostò.
La osservò ripartire dal proprio seno che si palpò energicamente, tirò un capezzolo con le dita, offrendosi alla vista del re il cui sguardo si fece più fosco, si leccò le labbra.
La mano destra della spia si accarezzò i fianchi, si inarcò con il corpo verso il coniuge, la mano esile si spostò giù, fra le gambe strette iniziando a solleticato le grandi labbra.
Rise viziosa mentre al re moro mancava un battito e soppresse malamente l'istinto di toccarsi quando la vide inserirsi un dito dentro,oltre la carne più esterna, ma l'affanno crescente lo tradiva.
Mostrò l'effetto che quella donna, solo quella donna,sapeva fargli."

Link: http://agoraphobicbore.livejournal.com/805.html
From: [identity profile] sigyn-medea.livejournal.com
Mitologia Norrena, Nove figlie di Aegir/Odino, annegare

Warning: moresome, femdom (?), rough!sex




Naufragio



Baciare una figlia di Aegir è un po’ come annegare.

Baciarle tutte – una dopo l’altra, le loro bocche che non ti lasciano scampo e catturano la tua ancora e ancora, le loro lingue che ti si insinuano oltre le labbra prima che tu te ne renda conto e i loro denti che ti mordono forte senza che tu possa fare nient’altro che gemere – è come gettarti in mare da una scogliera come uno schiavo scelto per un sacrificio, sbattere contro il muro freddo e compatto dell’acqua e poi venire travolto dalla corrente, lasciarti trasportare al largo e annaspare tra le onde che ti spingono sempre più giù, e infine cadere, fin dove la luce non riesce più ad oltrepassare la barriera dell’acqua, fin nell’abisso più cupo dove creature pallide e cieche regnano nel buio e nel gelo. Eppure non è gelo, quello che senti, no di certo, ma un calore sottile che si accende e arde e poi divampa appena sotto la pelle, e brucia, brucia, brucia fin quasi a far male, anche mentre tremi tutto, scosso da brividi e fremiti.

Non sai a chi appartengano le mani che ti afferrano per i capelli, stringendo le ciocche ingrigite in una morsa crudele e tirando forte, o quelle che ti accarezzano le guance con beffarda tenerezza e poi ti si serrano attorno al collo per un lungo attimo di dolore e piacere ugualmente pungenti – come se già non fosse abbastanza difficile respirare – o ancora quelle che ti spogliano con furia strappandoti le vesti dal corpo, oppure quelle che ti si insinuano lentamente tra le gambe e ti accarezzano piano, provocandoti e giocando con te ancora e ancora, senza mai soddisfarti. Non sai di chi sia la chioma scura e folta e lucida in cui affondi il naso e la bocca, inspirando il profumo salato di una brezza marina, e il ventre liscio e morbido e bianco sotto le tue dita, o il seno minuto che ti preme lieve contro la schiena e i denti che ti si chiudono sulla spalla strappandoti un grido. Non sei nemmeno certo di riuscire a ricordare tutti i loro nomi, ormai, figuriamoci attribuirli al volto giusto.

I tocchi delle Nove Onde sono gentili e poi bruschi, dolci e poi maliziosi, decisi fin quasi ad essere violenti e poi lenti e delicati fino a diventare frustranti: sempre e comunque imprevedibili, come il moto dei flutti spinti qua e là da un vento capriccioso. Le loro voci di miele ti sussurrano parole d’amore all’orecchio, ma senti le risate trattenute nascoste dietro i loro toni teneri e appassionati e vedi le occhiate che si scambiano sopra le tue spalle, quando non sono impegnate a fissarti come se fossi un tesoro prezioso caduto per caso nelle loro reti. La realtà è che non sei niente più che un giocattolo nelle loro mani – tu, re e condottiero degli dei di Asgard, sei solo una distrazione vagamente più interessante della solita nave da affondare o di un qualche occasionale marinaio fortunato a cui concedere un salvataggio miracoloso, per loro.
From: [identity profile] sigyn-medea.livejournal.com
Fa quasi paura, rendersi conto d’essere in grado di perdere il controllo in questo modo, scoprirti capace di soccombere senza nemmeno una protesta sulla lingua all’assalto di un gruppetto di fanciulle impertinenti, di lasciarti manovrare come una bambola di pezza dalle loro mani esili e bianche. L’unica consolazione a cui puoi aggrapparti è la fredda, fragile consapevolezza che, anche se il tuo corpo si è già totalmente arreso al loro tocco, almeno la tua mente non si lascerà sommergere dai loro inganni. Chissà cosa succede invece a chi, perdendosi in quel vortice fatto di carne bollente e sudata e unghie conficcate nella schiena e nei fianchi e sangue sulle labbra e fiato rotto e pesante, getta via ogni briciola di buon senso e si permette di credere alle loro dolci bugie… il solo pensiero ti fa correre un brivido giù per la schiena, e una delle nove ragazze, degna figlia di Ran, legge il timore nella tua espressione e ti regala un sorriso candido e brillante, uno scoprirsi di denti che ti fa pensare a squali e serpenti marini.

Perfino la tua mente scaltra ed eternamente irrequieta, però, deve infine rinunciare a cautela e sospetto: pensare è troppo difficile, con il sangue che bolle nelle vene e i polmoni che faticano sempre più a gonfiarsi d’aria nel petto. Le mani brusche che ti spingono per terra e le braccia insospettabilmente forti che ti tengono fermo, le cosce bianche che ti si serrano attorno alla vita come una morsa, le dita che ti si intrufolano leggere e giocose tra le gambe e spingono dentro il tuo corpo, dentro e fuori e dentro di nuovo, perfino il sesso fremente che ti viene premuto sulla bocca fino a soffocarti… tutto si tramuta in un turbine indistinto, un gorgo marino che travolge e spazza via ogni cosa al suo passaggio, una marea immensa e infinita che si abbatte su di te più e più volte e ti sommerge e ti affoga. E, quando finisce, ti lascia solo una chiazza umida sul ventre e gocce di sale sulle labbra e sulla lingua e nella barba, e il cuore che batte ancora come impazzito nel petto.




- Allora, sei riuscito a prendere in prestito la rete magica di Ran, questa volta? Oh, aspetta. Forse invece era il calderone della birra di Aegir che volevi…? –

La voce calma e divertita di tua moglie ti accoglie appena varchi la soglia del Valhalla. Paonazzo e sfinito, gli abiti del tuo travestimento da mendicante perfino più laceri e malconci del solito, la fissi e basta, senza dire una parola. Frigg alza un sopracciglio e ti porge una coppa colma d’idromele per rimetterti un po’ in forze, sorridendo appena.

- Suppongo che le loro figlie non siano tanto ingenue quanto quella di Suttung – aggiunge, serena e tagliente allo stesso tempo, non appena ti porti la bevanda alle labbra.

L’idromele ti si blocca nella gola e tu sputacchi e tossisci, ancora più rosso in viso di quanto non fossi prima, e batti in ritirata più rapidamente che puoi, tentando di tenerti ben stretto ciò che ti rimane della tua dignità. La risata di Frigg ti insegue, rimbombando lungo i corridoi splendenti d’oro della tua sala.
Edited Date: 2016-12-25 09:42 pm (UTC)

Kiss Him, Not Me – Nanashima/Shinomiya

Date: 2016-12-25 09:29 pm (UTC)
From: [identity profile] neupreussen.livejournal.com
Il film horror che stanno guardando è molto ben realizzato, infatti si ritrovano più volte abbracciati per la paura. A poco a poco ci prendono gusto, e il film diventa irrilevante.

I suoi genitori, in trasferta di lavoro, sarebbero rincasati di lì a un paio di giorni, mentre sua sorella, che era in gita scolastica, avrebbe trascorso la notte al campeggio.
Nanashima non era riuscito nemmeno a contare fino a dieci prima di precipitarsi fuori casa, presso il videonoleggio più vicino. Aveva commesso il grossolano errore di noleggiare un paio di film horror prima ancora di proporre a Kae di vederli insieme, infatti questa aveva declinato l'invito e Nozomu si era ritrovato al punto di partenza, di nuovo faccia a faccia con la prospettiva di una serata senza compagnia e con in più due pellicole dal titolo inquietante che non avrebbe mai voluto guardare in solitaria.
Se prima di noleggiare i film avesse aspettato la risposta di Serinuma, probabilmente avrebbe optato per qualche commedia o pellicola scadente; gli horror non gli erano mai piaciuti, li aveva scelti nella sciocca speranza che Kae cercasse protezione fra le sue braccia durante la visione.
Un po' riluttante aveva dunque chiesto a Igarashi, ma sia lui che Mutsumi – anche se non interpellato – avevano declinato l'offerta, il primo per una cena di famiglia e il secondo perché doveva studiare per un test imminente.
Alla fine, senza ricordare esattamente come fosse accaduto, era stato Shinomiya a offrirsi di tenergli compagnia, e lui aveva accettato unicamente per disperazione.

«Uaah!» Shinomiya strillò ed entrambi sussultarono, le mani tese le une verso le altre alla ricerca di protezione. «Nanashima-senpai, avresti potuto dirmi che era un horror!» il più piccolo piagnucolò, le mani ancora tese verso l'altro, il corpo pietrificato.
«Sei tu l'idiota che non me l'ha chiesto!» Nozomu sbuffò indispettito, ripensando a quanto Shinomiya gli fosse sembrato entusiasta all'idea di trascorrere una serata fra uomini, in compagnia del suo senpai – così aveva detto. In effetti era talmente entusiasta che non aveva pensato neppure per un istante di domandargli che genere di film avesse noleggiato.
Nanashima incrociò le braccia al petto e tornò a guardare il film, stoico. Non aveva intenzione di farsi spaventare ancora da una stupida ragazzina posseduta o dagli strepiti poco virili di Shinomiya.
Fortunatamente l'atmosfera del film cambiò di lì a pochi minuti, con una languida melodia di sottofondo e la cinepresa rivolta principalmente ai due protagonisti. Divenne talmente rassicurante che Nanashima sprofondò nel morbido schienale del divano ed emise un lungo sospiro di sollievo, al contrario di Shinomiya, che invece pareva ancora sulle spine.
Nozomu socchiuse gli occhi, focalizzandosi solo per un breve istante sul proprio diaframma, che si alzava e si abbassava lentamente sotto le braccia conserte: si stava per addormentare, accadeva per tutti i film che non gli piacevano.
«Shinomiya,» Nanashima diede una rapida occhiata allo screensaver del cellulare e decise che non aveva alcuna intenzione di andare a dormire alle ventidue «questo film fa proprio schifo, guardiamo qualcos'altr‒» la musica che faceva da sottofondo alla scena del film aumentò di volume, richiamando nuovamente la sua attenzione, ma non appena Nozomu tornò a guardare lo schermo vide qualcosa di orribile che lo fece urlare.

RE: Kiss Him, Not Me – Nanashima/Shinomiya

Date: 2016-12-25 09:30 pm (UTC)
From: [identity profile] neupreussen.livejournal.com
«Che cos'era quello?!» Shinomiya gli cinse le braccia attorno alle spalle, piagnucolando contro il suo petto, e Nanashima, in un gesto istintivo, lo strinse forte a sé, gli occhi ancora fissi sullo schermo della televisione.
«No-non lo so!» Nozomu balbettò con il batticuore. «O-odio i jumpscare!» terrorizzato, le labbra serrate con forza, si ritrovò a cullare Shinomiya, che dal suo canto pareva non essere minimamente intenzionato a lasciarlo e soprattutto a tornare a guardare il film.
«Shinomiya,» Nanashima boccheggiò imbarazzato «credo... sì, credo tu possa tornare a guardare il film, adesso.»
«Allora dovresti lasciarmi, senpai» solo in quel momento, quando l'altro borbottò contro il suo petto, Nanashima si rese conto che lo stava stringendo ancora. Lo lasciò, anche se a malincuore – da uno pelle e ossa come lui non se lo sarebbe mai aspettato, ma era davvero caldo e morbido, come un cuscino.
Shinomiya si scostò leggermente, ma prima di tornare a rivolgere la propria attenzione alla televisione cercò di intercettare lo sguardo di Nanashima.
Nozomu smise di respirare all'improvviso, il viso arrossato di Shinomiya vicinissimo al suo.
«S-Shinomiya?» avvertì chiaramente un forte bruciore sulle guance, un fuoco acceso proprio sotto la sua pelle. Il viso di Hayato divenne perfino più paonazzo, e quando Nozomu lo vide avvicinarsi cominciò a boccheggiare qualcosa, di fatto riuscendo a dargli soltanto dello stupido.
Quando Shinomiya lo baciò, Nanashima si pietrificò. In quel breve istante perse completamente la lucidità, ma riuscì a mantenere integre le proprie inibizioni.
Le labbra di Hayato erano morbide, si contraevano leggermente sulle sue, stabilendo un contatto delicato ed evidentemente insicuro, come se l'autore stesso di quei baci fosse spaventato dalla situazione. Quell'approccio goffo e remissivo aumentò l'imbarazzo di Nanashima, che, complice il fatto che l'altro si fosse appena aggrappato al suo viso con entrambe le mani, non riuscì a non pensare quanto potesse essere adorabile il suo kouhai.
Lentamente, Nanashima portò le mani ai fianchi del più piccolo, ricambiando il bacio con molta più energia e sicurezza. Shinomiya, preso alla sprovvista, si irrigidì, ma fu questione di secondi, il tempo di abituarsi alla pressione esercitata dalle labbra dell'altro.
Dopo pochi istanti, Nozomu decise di azzardare, rischiare di spaventare l'altro – o se stesso – e forse di interrompere il flusso appena creatosi: forzò le labbra di Shinomiya con un movimento netto della lingua, fece pressione con velocità, riuscendo a crearsi un varco senza sapere, di fatto, se era stato l'altro a consentirlo o lui stesso a entrare di prepotenza.
Le mani di Shinomiya scesero in fretta alle sue spalle, sentì le dita arrancare sul tessuto della camicia, tremare appena; la postura del corpo del più piccolo, comunque, rimase immutata. Hayato non tentò di scappare, piuttosto favorì l'incontro delle loro lingue con tanto di gemito compiaciuto di accompagnamento.
Nanashima fu il primo a scostare il viso. Con le labbra schiuse e il respiro affannoso, guardò Shinomiya.
«Cosa stiamo facendo?»
«Non lo so» Shinomiya, il volto arrossato e le labbra umide, negò con un lieve cenno del capo, ma – come Nanashima temeva – tornò immediatamente a baciarlo.
La presenza della lingua di Nanashima nella bocca di Shinomiya divenne quasi naturale, una sensazione confortante per entrambi, le cui mani, nel frattempo, esploravano anfratti di pelle – coperta o spoglia che fosse.
Nanashima prese il sopravvento, inducendo l'altro a stendersi sul divano, sotto di lui. Baciò Shinomiya sul collo, compiacendosi non appena lo sentì tremare sotto il suo corpo, e focalizzò il proprio tocco lungo i suoi fianchi, sottili come quelli di una ragazza. Pensare ai fianchi di Hayato come quelli di una ragazza accese nella sua mente l'immagine di Kae Serinuma, la stramaledetta fujoshi che doveva averlo traviato a suon di doujinshi BL.

The King and The Fairy

Date: 2016-12-25 09:57 pm (UTC)
From: [identity profile] sneptune84.livejournal.com
Prompt: YURI!!! ON ICE Jean-Jacques "JJ" Leroy/Yuri Plisetsky Prima volta
Numero parole: 2064

The King and the Fairy

Yuri era incazzato nero: non solo era stato costretto ad accontentarsi del secondo posto alla coppa canadese, ma aveva dovuto lasciare il primo posto all’altezzoso JJ, che glielo avrebbe rinfacciato in ogni momento.
Aveva giurato al mondo che in Russia sarebbe andata diversamente: se in Canada JJ giocava in casa, nella gara successiva sarebbe stato lui quello con il pubblico a favore. Poco gli importava se in quella stessa gara erano presenti anche Victor e il Katsudon, ora il suo unico scopo era diventato battere Jean-Jacques Leroy.
Aveva ormai terminato il programma corto della Rostelecom Cup quando si era di nuovo imbattuto in lui. Aveva avuto la faccia tosta di cedergli il passo, permettergli di uscire dalla pista per primo, con quell’insulsa frase che lo aveva fatto solo incazzare ancora di più
«Prima le signore» gli aveva detto, facendolo uscire. Già non era riuscito a pattinare come avrebbe voluto durante quella prova, ci mancava solo quello stupido commento da parte del canadese.
Ovviamente JJ non aveva mancato la prima posizione con la sua esibizione, ritornando ad essere nuovamente il favorito per quella gara. Yuri aveva un diavolo per capello quando vide la classifica parziale definitiva: Jean-Jacques era di nuovo primo, il Katsudon secondo e lui solo terzo.
Stava per tornarsene in albergo, quando sulla sua strada si ritrovò davanti proprio JJ.
«La principessa è infuriata. E pensare che ti chiamano la fata di Russia… Se le tue fans ti vedessero adesso!»
«JJ» disse, con tono decisamente incazzato. Sembrava un gatto davanti a un nemico, con il pelo ritto e la coda gonfia, pronto a soffiare. «Non chiamarmi così!»
«Così come? Principessa? È così carino, ti si addice.»
«Non osare più chiamarmi così, capito?!»
«Se vuoi che smetta, domani dovrai battermi. Pensi di riuscirci?»
«Sarà un piacere per me» rispose, accettando quella sfida con gusto. «Ti farò vedere chi è Yuri Plisetsky.»
«Però se vinco io, voglio che diventi la mia, di principessa.»
Il tono malizioso di JJ non lasciava dubbi sul significato di quelle parole. Yuri era troppo orgoglioso per rifiutare quella scommessa, non dopo quello che gli aveva detto poco prima.
«Va bene, perché tanto sono sicuro di batterti.»
Ora aveva un motivo in più per vincere il giorno dopo: non voleva assolutamente diventare la principessa di quel canadese egocentrico, che si era montato la testa solo perché aveva già vinto una medaglia d’oro.
Si strinsero la mano per suggellare la scommessa, anche se più che una stretta sembrava una gara a chi stringeva più forte.
Il giorno dopo, durante il programma libero, Yuri aveva dato il meglio di sé. Era riuscito a battere il suo record personale, con un’esibizione che lo aveva portato a crollare sul ghiaccio senza fiato non appena finito. Aveva spostato i salti più difficili nella seconda metà del programma, per aumentare il punteggio tecnico, ma non era bastato. JJ era di nuovo davanti a tutti, l’aveva nuovamente stracciato, rubandosi l’oro.
Gli toccava tener fede a quella stupida scommessa, anche se non ne aveva minimamente voglia. Forse poteva svignarsela senza dare nell’occhio, con la speranza che JJ non se ne accorgesse.
«Dove stai cercando di andare, principessa?» gli disse invece, facendolo sobbalzare. Erano in un corridoio isolato, entrambi con ancora la medaglia al collo. Gli altri erano tutti alle prese con il Katsudon, che pareva aver preso una strana malattia che lo spingeva ad abbracciare chiunque gli capitasse a tiro: l’unico che era riuscito a sfuggire a quell’abbraccio era proprio Yuri, che sperava di aver seminato anche JJ, che invece non era riuscito ad evitarlo.

RE: The King and The Fairy

Date: 2016-12-25 09:57 pm (UTC)
From: [identity profile] sneptune84.livejournal.com
Yuri si voltò lentamente, con la sua solita aria infuriata.
«Non sono affari tuoi.»
«Invece sì che sono affari miei. Abbiamo fatto una scommessa, e ora devi pagare pegno. Ti ho battuto.»
Yuri si ritrovò con le spalle al muro, letteralmente. JJ si era avvicinato a lui e lo aveva bloccato contro la parete, appoggiando le sue mani sui fianchi dell’altro.
La fata di Russia si era così ritrovata a guardare il giovane canadese negli occhi, dal basso verso l’alto, ritrovandosi, in pochi istanti, a cedere a quell’attrazione che aveva sempre provato nei confronti di JJ, e che aveva sempre nascosto con quella rivalità ostile che aveva creato.
Era stato proprio Yuri a fare la prima mossa, in quella posizione. Aveva agganciato le braccia attorno al collo dell’altro, rubandogli un bacio inaspettato. JJ rimase stupito da quel gesto, ma ci mise poco a ricambiare quel contatto, con qualcosa di più profondo. La sua lingua varcava le labbra del più giovane, conquistando quell’anfratto caldo centimetro dopo centimetro.
Yuri era rimasto inebriato da quel bacio: non ne aveva mai avuti di così intensi prima di allora, nonostante non fosse la prima volta che usava la lingua.
JJ lo afferrò per un braccio, trascinandolo verso il bagno in fretta e furia, così da evitare sguardi indiscreti.
Appena furono al sicuro, riprese da dove si era interrotto.
Yuri era di nuovo con le spalle al muro, mentre JJ gli sfilava la giacca della tuta, scoprendo il suo costume da gara. Nel frattempo le loro labbra erano di nuovo unite, le loro lingue si rincorrevano e l’adrenalina cresceva sempre di più.
Il canadese decise di mostrare tutta la sua esperienza al più piccolo, in quel momento, facendolo così voltare verso il muro per slacciargli quello scomodo costume intero che indossava.
Fece scorrere la zip sulla schiena lentamente, mentre con le labbra sfiorava la schiena dell’altro che, man mano, si scopriva alla sua vista. Yuri provava un brivido ad ogni tocco, e si odiava profondamente per questo: lui voleva continuare ad odiare il canadese, invece stava gemendo a quei semplici tocchi, come se non avesse desiderato altro dalla vita.
JJ fece scivolare il vestito di Yuri fino a terra, beandosi della sua schiena minuta, tipica di un ragazzino di quindici anni ancora in fase di sviluppo.
«Eh sì, sembri proprio una principessa anche ora» gli aveva sussurrato all’orecchio, mentre le mani scorrevano sul petto dell’altro in un abbraccio sensuale, fino ad arrivare agli slip, insinuandosi dentro di essi.
Yuri non riuscì a trattenere un gemito più forte quando quelle mani, salde, afferrarono il suo membro già sveglio, iniziando a massaggiarlo lentamente, per portarlo all’erezione.
Doveva riconoscerlo: JJ aveva talento, e non solo riguardo al pattinaggio artistico. In quella situazione sapeva esattamente come muoversi per far godere al massimo il compagno, dove e come toccare. Yuri non poteva dire di essere esperto, anzi non lo era per nulla, però si rendeva conto di quanto l’altro pattinatore ci sapesse fare. Le scariche di piacere erano inebrianti e gli stavano facendo perdere il controllo del suo corpo. Ormai non riusciva più a trattenere i gemiti e le gambe stavano per cedere. Sentiva la mente completamente annebbiata dall’orgasmo ormai imminente. Il canadese, soddisfatto di vedere Yuri così sottomesso alle sue attenzioni, fece scivolare gli slip dell’altro quel tanto che bastava perché l’erezione fosse così libera dall’impiccio. Furono necessari ancora pochi massaggi perché il giovane pattinatore russo riversasse il suo seme caldo sulla parete che aveva di fronte, con un getto potente. In quel momento le sue gambe cedettero del tutto: se non ci fosse stato JJ pronto a sorreggerlo, sarebbe crollato a terra in ginocchio senza nemmeno accorgersene.

RE: The King and The Fairy

From: [identity profile] sneptune84.livejournal.com - Date: 2016-12-25 09:58 pm (UTC) - Expand

RE: The King and The Fairy

From: [identity profile] sneptune84.livejournal.com - Date: 2016-12-25 09:58 pm (UTC) - Expand

YURI!!! ON ICE Michele Crispino/Sara Crispino

Date: 2016-12-25 10:05 pm (UTC)
From: [identity profile] pucchyko.livejournal.com
Prompt: YURI!!! ON ICE, Michele Crispino/Sara Crispino; l'ultima volta
Rating: 18+ (ma dai?!)
Word count: 928 microsoft word counte
Trigger warning: ...incest? Ma lo devo pure specificare???
Beta: Erikacch, a cui va un biscottino per ripagarla della sua santa pazienza; un lebkuchen natalizio pure alla persona che ha promptato i miei adorati Crispinos, potrei piangere calde lacrime virili e amarti di un amore bara e omosessuale per l'eternità (?)

«Questa sarà l’ultima volta».
Michele l’aveva detto con tono quasi implorante, a tratti disperato, senza neanche immaginare quanto il suo sforzo di trattenere quell’espressione deformata dal dolore fosse ampiamente condiviso da Sara.
Questo perché lei non gliel’avrebbe mai detto.
Era Sara quella che l’aveva sempre sostenuto, lei che nel silenzio di una sconfitta l’aveva sempre consolato nel cuore della notte, lei che con un bacio rubato faceva sì che Michele si dimenticasse di tutto. Dolore, tristezza, malinconia, rabbia, delusione… tutto svaniva quando Sara lo baciava, gli accarezzava i capelli, gli teneva il viso tra le mani, mentre Michele si perdeva nell’inebriante profumo del suo bagnoschiuma, passando le labbra tra i suoi seni e sul suo collo.
Sara lo guardava, gli occhi assottigliati nel tepore di quell’amore sincero e così doloroso, e nella sua testa i ricordi si srotolavano in una pellicola dal sapore malinconico di un classico visto e rivisto; la prima volta in cui si era resa conto di che natura esatta fosse l’affetto che provava nei suoi confronti, la prima volta in cui lui l’aveva baciata nella penombra degli spogliatoi, la prima volta in cui avevano fatto l’amore nella camera d’albergo senza che nessuno potesse disturbarli.
«Sì», aveva detto Sara, un sorriso amaro a piegarle le labbra, mentre le dita sfioravano gli zigomi di Michele e si posavano sulla sua guancia per asciugare quelle lacrime che suo fratello non aveva davvero pianto.
Lo vedeva, giorno dopo giorno, andare in pezzi piano piano; notava con quale attaccamento quasi morboso la cercava, come se Sara e solo Sara fosse diventata l’unico appiglio capace di donargli felicità…
Per questo lei aveva avuto paura.
«E quando non ci sarò più?» gli aveva domandato una volta, stringendosi nelle spalle.
«Io ti proteggerò sempre», aveva risposto lui, stringendola in un abbraccio possessivo.
“È proprio questo il problema” avrebbe voluto dirgli, ma Michele non capiva. Non avrebbe mai capito.
Il loro amore, così insalubre e malato, avrebbe riempito la vita di Sara per l’eternità intera, se solo lei avesse voluto… ma lo vedeva suo fratello, costretto in quella passione nascosta al mondo. Lo vedeva come con gli artigli e con i denti, buttava via un’intera vita di felicità, solo perché il peccato più grande di cui si era macchiato era stato amarla.
«Sara—» la chiamava, gemiti strozzati che gorgogliavano baritonali in fondo alla sua gola.
«Michi! Michi!» rispondeva lei, acuta, e indecente, mentre danzava in un ritmo ancestrale a cavalcioni sul corpo del fratello; reclinava la nuca all’indietro, i capelli che cadevano in una cascata corvina lungo la sua schiena, e il suo corpo che si avviluppava e si stringeva attorno all’erezione di Michele, ogni volta che i fianchi di lui si muovevano con un po’ più di foga.
Steso supino, le artigliava le cosce, premendola in un contatto più profondo, e le mani di lei saldamente ancorate all’addome del fratello, con cui si sorreggeva, alzandosi ed abbassandosi ritmicamente; le ciocche di Sara gli solleticavano il petto, ogni volta che si chinava su di lui, ansimandogli in faccia, e con aria quasi supplichevole ripeteva il suo nome: «Michi!»

[ ... ] [ prosegue nella risposta ]
From: [identity profile] pucchyko.livejournal.com
E Michele sentiva la propria erezione farsi più dura, quando abbandonava le gambe della sorella, per portare le mani ai seni piccoli e sodi, riempiendosene i palmi.
Il loro amore era triviale, bestiale, come il tabù a cui la sua stessa natura li aveva vincolati.
“L’ultima volta” aveva detto Sara, e Michele aveva acconsentito, senza sapere quanti pianti sua sorella avrebbe riversato sul proprio cuscino, ignaro dei singhiozzi che per una notte – due, tre, quattro – le avevano scosso il corpo intero.
“È giusto così” si diceva Sara, ora scossa dagli spasmi di piacere che come una scossa elettrica le attraversavano il corpo, dalla punta delle dita fino al basso ventre, dove un calore febbricitante stava pian piano risalendo arrossandole il volto.
“Potremo vivere due vite felici,” si ripeteva, cercando di convincersene, mentre Michele le afferrava i fianchi e la attirava a sé, trovando conforto nell’incavo del suo collo e nella maniera incredibilmente perfetta con cui il corpo di lei pareva aderire al suo.
“Senza che nessuno possa giudicarci”.
«Michele!» urlava quasi il suo nome, senza più alcuna remore, assaporando ogni secondo, ogni bacio, ogni lappata, ogni sfiorarsi e ogni spinta in quell’incontrollato amplesso dal sapore dolceamaro di un addio.
“Separati”, un singulto, senza che Sara stessa potesse capire quando il sudore che le imperlava la fronte aveva iniziato a confondersi con le lacrime, affollatesi al bordo dei suoi occhi, “ma felici”.
Michele venne con un grido a pieni polmoni, senza chiamare il suo nome, ma stringendola più saldamente a sé, mentre si svuotava completamente dentro di lei; Sara lo seguì pochissimi istanti dopo, tendendosi come la corda di un violino, e mordendo la spalla del fratello per soffocare un gemito acuto che l’era montato in fondo alla gola.
Lasciandosi andare, esausta, sul corpo di Michele, le gambe che si intrecciavano a quelle di lui, mentre si accoccolava sul suo petto, Sara si chiese com’era possibile che qualcosa di così giusto – come cercava di convincersi – potesse fare così male…
«Questa», sentì nella voce tremolante del fratello che di lì a poco avrebbe sentito le lacrime di lui bagnarle il viso, «…è stata l’ultima volta», sussurrò, il fiato corto da quell’ultimo atto d’amore, mentre i singhiozzi ne scuotevano il corpo.
Accomodandosi meglio sul materasso e portando la nuca dell’altro al proprio petto per cullarlo come aveva sempre fatto, Sara improvvisamente si ricordò perché dirgli addio era la cosa giusta da fare…
«Sì».
Lo faceva per Michele.
Perché la felicità di suo fratello era anche la sua.


Note: ...vi prego, promptate altre Crispinocest. Avrete la mia spada, la mia ascia, il mio arco e il mio amore idrofobo e misantropo, ma comunque incondizionato.

Date: 2016-12-25 10:17 pm (UTC)
From: [identity profile] manubibi.livejournal.com
FREE!, Nagisa Hazuki/Sousuke Yamazaki, hooker!AU


"Avevo dimenticato di dirti: anti auguri, Nagisa."
È passato del tempo, da quando ha celebrato un Natale assieme a qualcuno. Da quando ha lasciato Iwatobi, con il proposito di studiare storia all'università e diventare un archeologo, la marea si è voltata e rivoltata sotto di lui, ha sbilanciato la sua bracciata, ha travolto la sua piccola figura trascinandolo verso il mare aperto, lontano da terra, a fluttuare fino ai recessi più profondi, dove non ha mai potuto toccare il fondo con le dita dei piedi.
È passato del tempo, da quando pian piano se n'è andato anche l'ultimo dei suoi amici, anche loro trascinati via da impegni di lavoro, studio, relazioni, stress. La cosa bella delle superiori è che ci si crede, quando all'uscita ci si volta e si dice "rimarremo per sempre amici."
Ma in fondo, chi vorrebbe passare del tempo con uno che non è riuscito, che per mettere soldi da parte per studiare si è lasciato trascinare nel fondo di un vortice, corpi caldi e soldi lasciati sul comodino, di birra, di sporco, di insulti sibilati fra i denti, finché in qualche modo non si è trovato a condividere placide e malinconiche volute di fumo nel freddo della notte, sul balcone di un piccolo hotel?
Quando sbuffa in una risata che sa poco di allegro, il respiro sbianca nell'aria, e con gli occhi magenta ne segue il dissiparsi prima di chiuderli, e inspirare forte dal filtro incastrato fra le sue labbra prima di lanciare una occhiata a Sousuke, con l'espressione calma illuminata dai neon morbidi di una insegna della strada di fronte.
"Altrettanto," risponde, piano, ché l'allucinazione di questo Natale non scompaia. È stato difficile, credere che Sousuke non avesse niente di meglio da fare che andare a tenere compagnia all'amico di quello che forse, una volta, era un amico. Una puttana, peraltro.
Il lungo silenzio che li stringe assieme è soltanto coperto appena dai suoni delle macchine, dal lontano pulsare ritmico di qualche locale, dal chiacchiericcio di chi si incontra e si augura un buon Natale, dai gemiti di chi occupa le altre stanze. Ma, nel bene o nel male, l'hotel dove s'incontrano è relegato ad un quartiere lontano dagli arcade, dai club, dal viavai costante di chi si sta facendo un giro per la città, prima di tornare alla routine, ai soliti se stessi.
E di solito anche Nagisa esce, nei giorni di festa, per succhiare momenti di luce da chi lo circonda, per coprire con fuochi artificiali il rumore della voce di suo padre che ripete ancora e ancora, 'io non ti riconosco'. Per fare finta che le persone che non conosce possano circondarlo e prestargli un po' di calore affinché possa provare a ricominciare da capo, prima di tutto con se stesso.
Stasera invece ha tenuto il letto caldo, stringendosi addosso qualche uomo, qualche donna, lasciando che lo divorassero come al solito, lasciando con un sorriso ammiccante che facessero di lui una bambola o un gioco, passando la sera di Natale, però, almeno con qualcuno un po' più importante. Pensando questo ha chiamato Sousuke - un cliente, un amico, qualcuno di rassicurante. Perché dietro i suoi silenzi, dietro la sua espressione costantemente corrucciata c'è sempre stato un sì. E tanto basta.
Per una volta, è Sousuke a rompere quel silenzio che stava iniziando a stringersi troppo, scomodo, attorno a loro.
"Nagisa, andiamo dentro."

Date: 2016-12-25 10:17 pm (UTC)
From: [identity profile] manubibi.livejournal.com
L'altro esita per qualche secondo, sospirando, prima di rivolgergli un sorriso di quelli vecchi, un sorriso come quelli che aveva sempre dentro, una volta. Sousuke non li ha dimenticati, sebbene fossero solo un dettaglio in anni dove i ricordi migliori erano sul viso di un altro.
Nagisa trema appena, come se effettivamente avvertisse del freddo, ma scuote la testa prendendo un altro lungo respiro attraverso la sigaretta, l'aspira fino alla fine, finché il fuoco non arriva al filtro. Solo allora la spegne, piega la testa, e infine spinge via la ringhiera del piccolo terrazzo, per poi voltarsi e stiracchiare le braccia in alto, attorno al collo di Sousuke, ed approfitta della sorpresa nell'uomo più alto per attirarlo verso di sé, infine connettere le loro labbra con un sospiro stanco.
Non è la prima volta che si baciano, non è la prima volta che Nagisa si spinge fra le braccia di Sousuke. Non è la prima volta che Sousuke reagisce immediatamente, portando le mani a scivolare giù lungo la schiena di Nagisa, sui fianchi, per poi afferrargli il sedere e spingerlo contro di sé. Proprio perché non è la prima volta, anche stasera Sousuke sa che la cosa migliore da fare è seguire la guida di Nagisa, seguire i suoi desideri e lasciarlo gattonare sopra di sé quando poi si trovano gettati sul letto, a scambiarsi baci ruvidi e frettolosi, a spogliarsi con rabbia.
È meglio del chiedere, meglio dell'offrire consigli, meglio del forzargli il cuore ad aprirsi perché più ci ha provato, in passato, più Nagisa si arrotolava a riccio attorno alla propria tristezza, come a volerla proteggere.
E quindi sa che in sere come queste, quando chiunque al mondo si circonda di persone per seppellire la solitudine, Nagisa non ha bisogno di tante parole: se fosse così, sarebbe lui a cianciare fino a far venire il mal di testa. Quando non parla, quando si getta sulle labbra di Sousuke, le confidenze non servono. Sono inutili, sono un di più, forse sono la cosa peggiore.
È Nagisa a parlare, poco, piano.
"Sou-chan, lubrificante e preservativi nel cassetto." "Sou-chan, dammi tutto quello che hai." "Sou-chan, Sou-chan, soffocami." Nagisa chiude gli occhi, steso con la testa sul cuscino, le gambe spalancate e le unghie che graffiano la schiena di Sousuke per la voglia.
Con i pollici premuti contro le vene del suo collo, Sousuke lo guarda, si spinge dentro di lui, forza le sue cosce ancora di più per affondare nelle sue viscere strette, calde, che si stringono attorno a lui ad ogni spinta. Nemmeno lui parla, entrambi si tacciono con le labbra dure premute assieme, hanno nomi da nascondere e se li pronunciassero sarebbe come suonare un rigo sbagliato nel mezzo di un'aria.

(no subject)

From: [identity profile] manubibi.livejournal.com - Date: 2016-12-25 10:17 pm (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] phoenix-bellamy.livejournal.com - Date: 2016-12-26 08:41 pm (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] manubibi.livejournal.com - Date: 2016-12-27 12:12 pm (UTC) - Expand

Date: 2016-12-25 10:17 pm (UTC)
From: [identity profile] joiningjoice.livejournal.com
Voltron Legendary Defender, Keith/Zarkon, 'Combatti come un Galra.' Disse Zarkon. 'Adesso vediamo se scopi allo stesso modo.' (Non-con)

Lo svegliò la sensazione di una mano gelida come la morte sul proprio viso.
Il primo istinto di Keith fu quello di respirare, grandi boccate d'aria per compensare l'asfissia che aveva fatto sì che perdesse conoscenza. Per qualche istante recuperare l'aria fu più importante di guardarsi attorno, di comprendere dove si trovasse; fu persino più importante del notare la posizione scomoda in cui era costretto, o la figura che, nel buio, lo sovrastava. Ma una volta ritrovato il respiro potè prendere nota di tutto, con la saliva azzerata e una crescente sensazione di panico nel cuore. Non si trovava a bordo del Castle of Lions — la stanza in cui si trovava, asettica e perlopiù vuota, era decorata da pareti nere e luci violacee. Riconobbe immediatamente l'architettura di un'astronave Galra.
- Cosa... - Cominciò; ma non aveva fatto un passo quando sentí qualcosa bloccarlo alla parete contro cui si era svegliato, seduto. Guardò in alto nella luce fioca e vide che i suoi polsi erano incatenati al muro alle sue spalle. Non aveva indosso l'armatura da pilota, solamente i propri vestiti terrestri — lacerati, distrutti come se qualcuno si fosse preso la briga di farli a pezzi. Riprese a respirare grandi boccate d'aria, tentando di guardarsi attorno.
- Shiro? - Chiamò. Strattonò le catene ai propri polsi, deciso ad allontanarsi dalla parete di quella che gli sembrava sempre meno una stanza qualunque e sempre più una cella. - Lance? Hunk? Pidge! C'è... c'è qualcuno...? -

Date: 2016-12-25 10:18 pm (UTC)
From: [identity profile] joiningjoice.livejournal.com
Era sicuro che l'unica risposta che avrebbe ottenuto sarebbe stata il silenzio totale, motivo per cui trasalí nel sentire una risata roca e profonda, proveniente da un punto ad appena un metro da dove si trovava. - Non c'è nessuno, giovane Paladino. - Rispose la voce. Keith socchiuse gli occhi, ritraendosi mentre la voce si faceva più vicina. Lo vide solamente quando fu molto vicino; sollevò un enorme braccio armato, e le luci alle pareti si intensificarono migliorando la visibilità. Non che Keith avesse piacere a vederlo.
Fino a quel momento Zarkon era stato una minaccia lontana. Anche quando si erano battuti era stato solo un ostacolo da abbattere per la salvaguardia del Black Lion e di Voltron — mentre invece ora lo vedeva per intero, straordinariamente vicino e straordinariamente reale. Solo allora Keith si rese conto, in un terribile momento di realizzazione, di aver perso. Forse aveva difeso il Black Lion abbastanza da consentire a Shiro di tornare a bordo, ma se lui si trovava lì significava soltanto una cosa: che Red era nuovamente nelle mani dell'Impero Galra. Assieme a lui, un potenziale ostaggio.
Urlò istintivamente, per sfogare la rabbia che provava nei propri confronti e nei confronti di Zarkon — che, immenso e del tutto distaccato da quella rabbia insignificante, sorrise. Il suo volto era diverso da quello degli altri Galra: più anziano, vissuto. Gli occhi viola splendevano in maniera simile alle luci alle pareti. - Definirei la tua rabbia patetica, se non ti rispettassi sinceramente. - Dichiarò. Keith lo ascoltava solo per metà; i suoi pensieri erano diretti all'analisi della stanza in cui si trovava, delle possibilità di scappare. Ma non era così stupido da non comprendere che non sarebbe riuscito a fuggire, non in presenza di Zarkon stesso. Senza Red era un giocattolo nelle sue mani; se Shiro fosse stato con lui gli avrebbe ricordato gentilmente che la sua arma migliore in una situazione simile era la pazienza — per cui fece ciò che Shiro avrebbe fatto: smise di agitarsi, riprendendo controllo del proprio respiro, in attesa di sapere cosa l'Imperatore potesse sapere da lui.
- Rispetto? - Domandò, ricordando ciò che aveva detto. Osservò il suo volto privo di espressioni rilassarsi, in qualche modo, in un sorriso che aveva ben poco di caloroso.
- Nonostante sia stata una mossa stupida, ti sei battuto per la salvaguardia di Voltron. - Proseguì lui. Keith sentí i suoi artigli sul viso; lo solleva di peso, voltandolo per osservarlo, come alla ricerca di qualcosa. - E che modo di battersi. Come ti ho già detto una volta, combatti come un Galra. -
E come la prima volta, Keith pensò che era il peggior complimento che avesse mai ricevuto; gliel'avrebbe detto ad alta voce, se solo in quel momento, improvvisamente, Zarkon non si fosse fatto avanti afferrando con forza il suo viso fino a graffiarlo. Keith urlò, incapace di trattenersi; ma la voce gli morì in gola nel rendersi conto di cosa stava accadendo. Zarkon si era chinato in avanti e stava leccandogli il viso, gustando le gocce di sangue che lui stesso aveva versato; la sua mano libera, però, era scivolata tra gli squarci nella maglia di Keith. Era una situazione così surreale che la prima reazione del ragazzo fu una piccola risata isterica, come se stesse avendo un incubo e fosse ormai pronto a svegliarsi. Ma non stava sognando: era dolorosamente sveglio, e gli artigli di Zarkon nel suo fianco glielo ricordarono perfettamente.

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From: [identity profile] joiningjoice.livejournal.com - Date: 2016-12-25 10:18 pm (UTC) - Expand

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From: [identity profile] joiningjoice.livejournal.com - Date: 2016-12-25 10:20 pm (UTC) - Expand

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From: [identity profile] joiningjoice.livejournal.com - Date: 2016-12-25 10:21 pm (UTC) - Expand

Date: 2016-12-25 11:13 pm (UTC)
From: [identity profile] mikki-glass.livejournal.com
Haikyuu!!, Tendou Satori/Ushijima Wakatoshi - La prima volta che Tendou fa un pompino a Ushijima

[1/4]

Satori non era mai stato un tipo riflessivo: aveva, da sempre, confidato piuttosto spesso sull'istinto, non solo nella pallavolo, ma anche nella vita di tutti i giorni; aveva sempre seguito il proprio intuito, conscio di poter sbagliare, tuttavia certo di avere comunque una percentuale piuttosto alta di successo. Il fatto che l'istinto, quella volta, gli avesse suggerito di fare qualcosa che, normalmente, non avrebbe mai fatto, era stato un errore di valutazione.
Voleva indubbiamente bene a Wakatoshi, era il suo migliore amico del resto, ma non lo aveva mai considerato davvero dal punto di vista sessuale, non apertamente per lo meno. Ushijima sembrava del tutto disinteressato a quel tipo di mondo, nonostante fosse quasi maggiorenne, appariva abbastanza infantile da non avere desideri sessuali – dubitava sapesse cosa fosse la masturbazione o che fosse necessaria una certa dose di eccitazione e scarico per vivere una vita rilassata e senza troppo stress.
D'altra parte Tendou era un ragazzo che apprezzava guardare filmetti porno e riviste per adulti da qualche anno – proprio come ogni sano adolescente che si rispettasse, ma allo stesso tempo, non sembrava trovare più così euforica l'idea di trastullarsi immaginando seni dirompenti e cosce accoglienti da diverso tempo. Quindi, forse, l'idea non era stata poi così improvvisa e poco ponderata; certo, l'istinto gli aveva dato una buona mano, ma se nel suo subconscio non si fosse creato in precedenza qualcosa, probabilmente non avrebbe mai agito in modo tanto avventato.
Ushijima non lo avrebbe comunque mai respinto: era un ragazzo grande e grosso, ma aveva una parte insospettabilmente goffa e ottusa che, probabilmente, solo i membri della squadra conoscevano. Per tutti gli altri era l'asso della Shiratorizawa, nient'altro che quello.
Era avvenuto talmente in fretta che Satori si era accorto di cosa effettivamente avesse fatto, solo dopo che lo aveva spinto – se poteva chiamarsi spinta quella che gli aveva dato – contro il muro dello spogliatoio vuoto, di fianco agli armadietti chiusi e di fronte alle panche vuote – salvo per le loro borse ancora aperte. Lo aveva preso alle spalle, per chissà quale motivo, mentre si apprestava a infilarsi le mutande cosa che reputava assolutamente illegale, per un adolescente. Mutante bianche. Si poteva essere più imbarazzanti? Ushijima aveva detto che non riusciva a muoversi bene con i boxer, perché gli fasciavano un pezzo di coscia e non riusciva a sentirsi abbastanza libero di muoversi; aveva sempre e soltanto mutande, certo, non c'erano disegni imbarazzanti – grazie al cielo si limitava a tinte unite sobrie, salvo quelle mutande verde pisello che gli aveva visto una volta sola e che gli aveva consigliato caldamente di buttare via, anche se Wakatoshi sembrava non averne capito le implicazioni, ennesima riprova che non avesse nessuno che potesse vedergli la biancheria tranne sua madre e i suoi compagni di squadra.
Comunque lo aveva preso alle spalle, lo aveva spinto contro il muro e lo aveva guardato solo per un secondo. Si era specchiato nei suoi occhi marrone chiaro, apparentemente indifferenti, ma perplessi, visibilmente perplessi e poi, tenendo la mano fissa sul suo braccio, si era piegato, fino a inginocchiasi davanti all'asciugamano bianco che gli avvolgeva i fianchi.

Date: 2016-12-25 11:14 pm (UTC)
From: [identity profile] mikki-glass.livejournal.com
[2/4]

Gli ricadeva piuttosto sensualmente addosso in verità, nascondendo poco dei muscoli tonici delle cosce e se ne intravedeva la leggera peluria dell'inguine, castana come i suoi capelli. Tendou non lo aveva osservato fare la doccia, in realtà era un'idea folle, ma aveva affondato il viso contro la spugna dell'asciugamano, premendo la mano libera contro il polpaccio di Ushijima, che non aveva ancora emesso un solo fiato: probabilmente perché cercava di trovare un senso a tutta quella situazione. Tardo com'era, ci avrebbe senz'altro messo tutto il tempo dell'amplesso per capire, ma Satori non aveva alcuna intenzione di aspettare così tanto solo per lui.
La voglia istintiva che lo aveva spinto a fare tanto, lo aveva indotto a slacciare l'unica cosa che separava il suo capitano dall'essere completamente nudo, facendo ricadere la spugna fino ai piedi di Wakatoshi. Avrebbe giurato di vederlo arrossire leggermente, se non fosse stato troppo catturato da quello che aveva scoperto.
Non aveva atteso una qualche reazione da parte dell'altro, si era semplicemente buttato, come spesso succedeva anche in campo e aveva seguito i propri desideri inespressi e la propria fantasia tutt'altro che innocente.
Lo aveva leccato, mentre scivolava con entrambe le mani a fissarsi poco sotto ai fianchi di Ushijima, sentendo un brivido scorrergli lungo la spina dorsale; un brivido d'eccitazione, che gli accese i sensi e in meno di un istante aveva già accolto tra le labbra il pene ancora floscio dell'altro.
Wakatoshi aveva emesso un verso strano in quel momento e le sue mani si erano frapposte tra il suo corpo e il viso di Satori - ma aveva fatto una così blanda resistenza, mentre qualcosa di inespresso gli nasceva nello sguardo, che Tendou aveva semplicemente sorriso con un ghigno, notando le gote rosee e gli occhi dilatati, in un'esclamazione di sorpresa e sgomento.
«Cosa stai facendo?»
«Cos'è non si vede? Voglio succhiartelo.» lo sgomento rimase dov'era, ma Satori non voleva perdere ancora troppo tempo, non voleva proprio lasciargliene e lasciarsene; se ci avesse pensato, probabilmente, si sarebbe pentito o, forse, più semplicemente avrebbe cambiato l'approccio e avrebbe finito per lasciare tutto a metà, anche se sentiva la propria erezione premere sotto il proprio asciugamano, al pensiero di avvolgere nuovamente il membro di Ushijima tra le labbra.
«Perché?»
Uno sbuffo gli uscì inevitabilmente, mentre già cominciava a passare troppo lontano da quello che voleva. «Perché mi va, che c'è a te no?»
«Ma-»
«Ne parliamo dopo.» tagliò il discorso, consapevole che, se l'avesse lasciato fare, probabilmente tutta l'aspettativa gli sarebbe morta in meno di dieci secondi netti. Non aveva voglia di parlare, voleva solo prenderlo in bocca e basta. Ushijima parve perplesso, ancora sgomento, ma non emise più un fiato, almeno fino a quando Tendou non si riavvicinò al suo sesso, avvolgendolo nuovamente tra le labbra.

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From: [identity profile] mikki-glass.livejournal.com - Date: 2016-12-25 11:15 pm (UTC) - Expand

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From: [identity profile] ranting-one.livejournal.com - Date: 2016-12-26 09:42 am (UTC) - Expand

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From: [identity profile] mikki-glass.livejournal.com - Date: 2016-12-26 11:20 pm (UTC) - Expand

Date: 2016-12-26 01:58 am (UTC)
From: [identity profile] giulykira.livejournal.com
YURI!!! ON ICE JJ/Yuri Plisetsky Mettere il Re in ginocchio

JJ sussultò sentendo la porta del bagno dell’hotel sbattere e sperò vivamente che chiunque fosse lo ignorasse, voleva soltanto avere un attimo di respiro dal galà, per quanto tutti gli addetti ai lavori presenti sapessero comportarsi con un pattinatore che aveva subito una sconfitta umiliante, perchè, per lui, un bronzo era una sconfitta umiliante, era così stancante mantenere un’aria positiva quando l’unica cosa che voleva fare era dormire per cento anni dopo aver preso gli anti-dolorifici per le sue ginocchia.

Un colpo alla porta fu seguito dall'ultima voce che avrebbe voluto sentire in quel momento “Ehi, idiota, tirati su i pantaloni ed esci da qui prima che il giudice Canadese irrompa qui dentro per salvarti dall'oceano formatosi dalle tue lacrime”.

Cazzo, JJ uscì dal cubicolo stampandosi in faccia il suo solito sorriso arrogante “Plisetsky, che sorpresa, non sai resistere senza la mia presenza?”
“Certo, come no, ora, se permetti...” con uno sbuffo, Yuri si avvicinò al lavandino e dopo aver bagnato una salviettina si mise a strofinare una macchia sulla sua camicia che JJ non aveva notato.
“Che è successo? La tanto aggraziata fatina russa si è versata addosso il succo di frutta?”
“Disse l’autoproclamatosi re del ghiaccio che ha perso completamente la bussola per un po’ di pressione, che farai ai mondiali se riuscirai a qualificarti? Cadrai mettendoti in posa all'inizio del programma? Ti consiglio di non provare neanche a gareggiare, per il tuo bene.” con un sorriso sardonico Yuri si mosse verso la porta, non ci arrivò mai, JJ, vedendo rosso, lo afferrò per il braccio.
“Ragazzino, è la prima volta che ti vedo in giro con un altro ragazzo, non accetto che qualcuno che si è fatto il primo amico a quindici mi parli di come gestire le mie emozioni.” Il lampo di rabbia negli occhi di Yuri lo fece sentire subito meglio.
“Tsk, ho visto le foto di te e di altre ragazze e si sa che i ragazzi egocentrici sono terribilmente egoisti a letto, molto probabilmente, stanno anche compensando per qualcosa quindi so già che sei senza speranza nel gestire le tue emozioni e mi dispiace per la tua fidanzata.” JJ rimase, per un attimo, interdetto, ma guarda questo stronzetto del cazzo che discorsi che faceva, era curioso di sapere come avrebbe reagito a qualche avances dato che era ovvio non avesse alcuna esperienza di quel tipo.

“Vuoi che ti faccia una dimostrazione? Oppure hai paura?” Con sua immensa sorpresa, Yuri non scattò punto sul vivo, come si era aspettato, si limitò a ridacchiare e cercare di nuovo di uscire dal bagno dopo avergli, addirittura, dato un paio di leggere pacche accondiscendi sul braccio, come se non lo prendesse sul serio.
“Ehi, guarda che sono serio, non mi aspettavo tu fossi un codardo”
“Certo, il Signor vado-dietro-ad-ogni-essere-di-genere-femminile è serio, io sarò anche un codardo ma, di sicuro, non sono così stupido da credere a una cosa del genere.”
Ok, adesso era diventata questione di principio.

JJ, sfruttando l’effetto sorpresa, spinse Yuri contro il muro più vicino e si mise in ginocchio davanti a lui, finalmente, ottenne la reazione che voleva, il ragazzino era arrossito e stringeva i pugni ma incontrò, comunque, lo sguardo dell’altro.
“Se pensi che mi tirerò indietro, re degli idioti, ti sbagli di grosso.”
JJ esitò un secondo ma era andato troppo oltre e Yuri, in fondo, gli piaceva quindi gli abbassò i pantaloni della tuta sulle cosce e notò che stava già diventando duro, non lo sorprese, la visione di se stesso in ginocchio avrebbe fatto diventare duro il cazzo a chiunque.
JJ glielo prese in bocca e cominciò a succhiarlo e festeggiò internamente quando Yuri gemette, sapeva che avevano poco tempo prima che qualcuno li venisse a cercare e cominciò a succhiare più forte, era certo che essendo l’altro così giovane e inesperto non ci sarebbe voluto molto, infatti, poco dopo, sentì Yuri irrigidirsi e tirargli i capelli facendolo mugolare mentre Yuri mentre veniva gemendo.

[1/2]

Date: 2016-12-26 01:59 am (UTC)
From: [identity profile] giulykira.livejournal.com
[2/2]

Yuri si pulì con una salviettina e si rimise i pantaloni, JJ si annotò mentalmente le dimensioni del ragazzino, era nella media, ma poteva benissimo distorcere la realtà un pochino per avere munizioni durante il loro prossimo battibecco.
“Non mi dai nemmeno un bacio per ringraziarmi?”
“VAFFANCULO, JJ!”

JJ rise mentre Yuri usciva sbattendo forte la porta e pensò, mettendosi in bocca una gomma da masticare, che sarebbe stato per la prossima volta.

KISS HIM NOT ME, Shima Nishina/Yuusuke Igarashi

Date: 2016-12-26 04:40 am (UTC)
From: [identity profile] pucchyko.livejournal.com
Prompt: KISS HIM NOT ME, Shima Nishina/Yuusuke Igarashi; Igarashi aiuta Shima facendogli da modello nel suo primo nudo maschile. Il tutto prende poi una piega leggermente diversa.
Rating: 18+ (...non l'avrei mai detto!)
Word count: 5500 - e vi giuro che nella mia testa doveva essere qualcosa di conciso.
Trigger warning: ...Shima è minorenne, tipo??? (Ma pure Igarashi per la legge giapponese-- #evbb)
Beta: Kamicchi, con cui ho intavolato una soddisfacente discussione su quanti pochi sinonimi non kitsch di "vagina" offra la lingua italiana, e Lucrezia, che ha pazientemente letto e riletto questa storia, correggendo certi typos che solo un'imbecille del mio calibro potrebbe commettere /sparkle


[ questa storia è ginormica, quindi verrà - purtroppo - spezzettata in millemila commenti ]

C’erano tante cose a cui Shima Nishina non era psicologicamente preparata, e una delle tante era, ad esempio, Yuusuke Igarashi che con la frenesia di un quasi diciottenne in piena crisi ormonale tentava di slacciarle il reggiseno con scarso – scarsissimo – successo.
Shima, stesa supina sul pouf del salotto, aggrottò le sopracciglia, allungando una mano sulla faccia dell’altro per pizzicargli una guancia: «Ahio!»
Solo in quel momento, Igarashi parve riacquistare contatto con la realtà, e ricambiando lo sguardo della ragazza con parimenti disappunto, cercò di rialzarsi dalla posizione completamente – o quasi – distesa sul corpo di lei, issandosi sulle braccia: «Per quale ragione mi hai pizzicato?»
Shima sbuffò con aria sardonica e quasi supponente: «Perché è chiaro quanto tu non sia in grado di spogliare una ragazza», commentò piccata, portandosi le mani alla schiena e liberandosi finalmente dell’indumento intimo che le scivolò lungo le braccia, «mi hai addirittura graffiato!» soggiunse questa volta con inflessione ben più stizzita.
Yuusuke corrucciò lo sguardo, punto sul vivo da quel commento, ma con la nonchalance che gli era propria dissimulò – o perlomeno cercò di dissimulare – l’insoddisfazione che premeva per piegargli le labbra in una virgola sghemba, «Dal momento che pare tu sia migliore in qualunque ambito, prego», commentò, camuffando male un’espressione quasi tronfia, «ti lascio campo libero».
Nishina venne presa in contropiede, e quel velocissimo baluginare di perplessità mista a terrore non sfuggì agli occhi di Yuusuke; la ragazza cercò in ogni maniera di nasconderlo, per quanto l’improvviso pudore e imbarazzo la costrinse a coprirsi i seni nudi incrociando le braccia, rendendo evidente quanto ora la situazione la mettesse a disagio, ma Igarashi non le diede tregua, soprattutto quando avvicinandosi al suo volto, le regalò uno sguardo di una serietà mista a tenerezza così intenso da risultare disarmante.
«Shima-san», soffiò piano sulle labbra di lei, «se non vuoi, non c’è nessun problema», il volto di Nishina virò verso un pericoloso colorito paonazzo a quelle parole, «possiamo fermarci qui».
Shima avrebbe voluto replicare volentieri quanto l’erezione dell’altro, che ora premeva sulle sue gambe, mandasse il messaggio chiaro e completamente opposto alle parole di Igarashi, ma mossa forse da orgoglio verso una situazione che sembrava averla già messa in svantaggio, se lo tenne per sé; distogliendo lo sguardo, con la stessa espressione di un bambino offesosi perché il padre non gli ha comprato un giocattolo, cercò nei ricordi di pochi minuti prima qualche razionale giustificazione per essersi ritrovata lì e ora, accomodata mezza nuda su uno dei pouf di casa, e Igarashi – completamente spogliato, invece – sopra di lei, che la cingeva piano con le braccia.
Tutto era cominciato con una richiesta assurda quanto incredibilmente giusta, quando Shima si era presentata davanti alla porta della seconda classe, sezione A, richiamando l’attenzione di Yuusuke.
«Mi serve un modello», aveva detto, forse cercando di batterlo in astuzia e attirandolo in quella che aveva proprio il sentore di essere una trappola.
«…che genere di modello?» Igarashi, che conosceva sufficientemente bene il modo di ragionare di Nishina per sapere di non doversi fidare ad occhi chiusi, vide bene di non farsi cogliere in fallo.

[ ... ] [ prosegue nelle risposte ]
From: [identity profile] pucchyko.livejournal.com
Shima gli rispose con il suo miglior sorriso, inforcando le mani nelle tasche della divisa: «Un modello di nudo maschile».
Cercare una qualche giustificazione logica alla ragione per cui dopo una neanche troppo lunga opera di convincimento, Yuusuke avesse accettato, era qualcosa che andava al di là della – seppur notevole – arguzia della ragazza, ma Shima si era fatta bastare il fatto che la domenica mattina si fosse presentato a casa sua puntuale come un orologio svizzero.
Igarashi, dal canto suo, non aveva nessuna ragione particolare per aver accettato, se non il fatto di provare un rispetto sincero nei confronti di Nishina e di tutte le sue infinite doti, al punto in cui gli era venuto quasi naturale prestarsi a quella bizzarra richiesta, se questo avesse potuto incentivare il già naturale talento artistico che Shima coltivava; un altro discorso, invece, era il secondo fine per cui reputò che introdursi nella tana del lupo fosse un ottimo e comprovato metodo di spionaggio, ma anche questa seconda riflessione rientrava nel presupposto di base per cui Yuusuke reputava Nishina una rivale ostica e incredibilmente valida.
«Nudo integrale?» aveva domandato, già spogliatosi della maglietta e dei pantaloni, dopo che la ragazza l’ebbe fatto accomodare in salotto, «Nudo integrale», confermò lei, un aria decisa e determinata, mentre portandosi una mano al mento, studiava il corpo dell’altro da ogni possibile angolazione.
Igarashi per un secondo preciso si sentì sinceramente a disagio nella stessa misura in cui poteva sentirsi un animale allo zoo ingabbiato per la gioia dei clienti, ma ricacciò in fretta quei pensieri nel luogo più recondito della mente, convincendosi che da navigata doujinka di Boy’s Love, Shima aveva sicuramente un’idea più o meno chiara di come fosse fatto un…
«Non ho mai visto del nudo maschile dal vivo», il commento di lei fece crollare ogni convinzione di Yuusuke, il quale, improvvisamente si sentì quasi in imbarazzo senza esattamente conoscerne il motivo.
«…come “mai”?» domandò lui, le mani che si erano bloccate a mezza via sull’elastico dei boxer.
Nishina lo guardò come si guarda una bislacca creatura di specie indefinita: «…non ti avrei chiesto di farmi da modello, altrimenti», commentò semplicemente e con un effetto totalmente disarmante.
“Chiaro”, si disse Igarashi tra sé e sé: non faceva una piega. Probabilmente avrebbe dovuto intuirlo fin dal principio.
Con qualche remora di troppo rispetto all’inizio di quella strana mattinata, Yuusuke decise comunque di tener fede a quell’accordo, e riportando le dita all’indumento intimo, se ne liberò in un unico gesto fluido, appoggiando i boxer sul primo mobile utile.
Distratto da quei pensieri e dal darsi mentalmente dello stupido, non si accorse di come in due falcate Shima lo raggiunse, e di come con altrettanta nonchalance aveva allungato la mano ad accarezzargli gli addominali… Igarashi trasalì. Ma prima di ribattere qualunque cosa, si rese conto di come Nishina non l’aveva in benché minima nota, assorta com’era nel passare la mano sui muscoli dell’altro, osservandolo meditabonda: «Hai proprio un bel corpo», commentò lei quasi distrattamente.
«Grazie?» arrivò la replica dubbiosa di Yuusuke.
«Ma non montarti la testa», ribatté in fretta la ragazza, sorridendo divertita, ma senza ancora degnarlo di uno sguardo; la sua mano, in compenso, continuava a passare dagli addominali ai pettorali di lui, senza neanche chiedere il permesso.

[ prosegue ]

Date: 2016-12-26 09:42 am (UTC)
From: [identity profile] visbs88.livejournal.com
RWBY, Neopolitan/Roman Torchwick, bondage

Note:
pre-series, bondage, fingering, credo underage (chi la sa in realtà l'età di Neo?), qualche accenno a tematiche BDSM, ma proprio di accenni si parla. P0rn molto fine a se stesso e senza chissà quale proposito o introspezione, ma il ghiaccio bisogna pur romperlo in qualche modo /0\ enjoy!


– Io penso che sia un modo interessante per lavorare sulla fiducia reciproca. E tu?
Lei accennò a un sorrisetto, la testa voltata un po' verso destra, guardandolo sorniona da sotto le sue ciglia scure.
Roman inspirò generosamente dal suo sigaro, lo prese tra le dita, soffiò fuori con calma il fumo dalle labbra. Socchiuse gli occhi, guardando le mani di Neopolitan strette tra loro da una corda e bloccate sopra la sua testa, sfiorate da ciuffi di capelli rosa e neri. Scese più in basso, oltre il volto bianco e giovane, e arrivò al suo petto, al suo addome, coperti in parte solo dalla sua graziosa giacchetta chiara – ma i bottoni erano aperti, e si intravedevano l'ombelico, la pelle liscia e pallida del suo ventre, e l'incavo tra i piccoli seni, che si alzavano e abbassavano al ritmo del suo respiro perfettamente calmo. E poi c'erano le sue cosce morbide, aperte, le ginocchia tenute alte da strette funi nere legate a certi anelli non a caso presenti sul tavolo; anche altre corde alle sue caviglie la bloccavano, in modo che non potesse muoversi.
Esposta, nuda, rosea, la sua femminilità sembrava davvero un piccolo, perfetto fiore.
Ma era meglio fare un passo alla volte, si disse Roman.
Tese la mano destra, coperta da un guanto di pelle nera, e le sfiorò il bassoventre con la punta delle dita. Le corde scricchiolarono, con sua soddisfazione – quella carne tenera fremette e si tese, le labbra sottili si socchiusero, gli occhi in quel momento tinti entrambi di rosa tentarono di guardare i suoi polpastrelli quasi con curiosità mentre quelli salivano, lenti e delicati, solleticando l'ombelico senza soffermarvisi. Arrivato appena sotto al seno, Roman usò il pollice per percorrere quell'accenno di curva che era visibile, e Neopolitan tremò un altro poco, ma senza accennare a volersi sottrarre al suo tocco, senza agitarsi. Quando lui incrociò di nuovo il suo sguardo – un'iride ora era nera –, non vi trovò traccia di paura, né di disgusto: solo sottile, magnetica malizia, e una punta di divertimento.
Pare proprio che abbiano fatto un buon lavoro”.
– Sono un tipo che ama la sana, vecchia, elegante semplicità, Neo – le spiegò, condiscendente, accarezzando l'orlo della sua giacca aperta, lasciando cadere un po' di cenere sul pavimento – Nessuna punizione senza colpa, premi per i meriti. Equo, non trovi?
Lei annuì con decisione, un nuovo sorrisino sulle sue labbra da bambola. Gli venne quasi spontaneo ricambiarlo, riportandosi il sigaro alla bocca.
Non era sicuro se la ragazzina fosse arrogante, beffarda, istruita troppo bene, o sincera. Quegli occhi erano troppo difficili da sondare: quello rosa sembrava cristallo, quello nero un abisso. Era dannatamente carina, certo, ma perfino più strana di lui, il che era tutto dire.
Scostò il lembo destro della giacca con un dito, senza fretta, lasciandolo ricadere lungo il suo fianco e scoprendo del tutto quel suo modesto seno, rotondo e pallido.
Il capezzolo, per sua sorpresa, era già rigido, così piccolo e roseo da sembrare una caramella alla fragola, quasi pronta per essere assaggiata – Roman ricacciò l'acquolina in gola e ignorò ciò che l'istinto e i suoi pantaloni già abbastanza stretti gli suggerivano, e si limitò a stuzzicare quella carne sensibile con la punta di un polpastrello. E Neopolitan ebbe un piccolo sussulto, ma sorridendo: inarcò la schiena quasi a volersi spingere contro la sua mano, e Roman ne fu così deliziato da accontentarla, stringendo le dita sulla sua pelle delicata e massaggiandola, sentendola tiepida e fremente anche attraverso il guanto.
Gli parve perfino di percepire, al di sotto del proprio tocco, il battito veloce di un cuore un po' agitato.
Dunque sei in grado di provare davvero qualcosa...”.
E chi l'avrebbe mai detto, che un esperimento non suo potesse rivelarsi così pieno di risorse e sfumature?
Edited Date: 2016-12-26 09:43 am (UTC)

Date: 2016-12-26 09:44 am (UTC)
From: [identity profile] visbs88.livejournal.com
Da quanto pronta era stata a seguirlo, dal suo passo per nulla nervoso, dalla luce ammiccante in quei suoi occhi sempre pronti a cambiare, e dalla docilità con cui si era spogliata e lasciata legare, Roman aveva già intuito di avere qualcosa di speciale tra le mani – non un robot, ma un essere umano programmato alla fedeltà; una bambina trasformata in una piccola macchina da guerra, gli avevano detto, cresciuta e allenata meglio di un Cacciatore; ciecamente obbediente, gli avevano anche garantito. Un esemplare raro.
Ma più la guardava, più si sorprendeva di cosa si nascondesse in quello che aveva pensato essere un automa. E gli piaceva quella scintilla che le illuminava le iridi spente quando lei lo osservava, e come avesse allargato un poco di più le gambe, benché non vi fosse stata costretta, e il leggero rossore su quelle guance chiare come neve.
Lo eccitava, certo. Ma, più di tutto, lo incuriosiva da impazzire.
– Ti piaccio, Neo? – le chiese, mellifluo e affabile, il sigaro fumante ben stretto tra le dita che non stavano accarezzando la carne delicata del suo seno.
Lo sguardo su quel viso di bambola divenne così languido e così vivace allo stesso tempo, e quelle labbra assunsero una piega così divertita e sensuale, che quando lei annuì sarebbe stato impossibile sospettare che stesse mentendo. Roman scese con la mano lungo il suo fianco, per il piacere di sentire quel corpo sottile irrigidirsi in maniera diversa.
– Ti piacciono tutte le persone che incontri? – domandò ancora, per la mera voglia di sapere se e quanto la sua docilità fosse vuota come lui credeva.
La linea di quelle sopracciglia di zucchero filato, però, si inarcò in un'espressione ironica, beffarda, un po' maligna.
E la ragazzina scosse la testa, tranquilla.
Roman la fissò, sorpreso, ma presto un notevole compiacimento si fece largo nel suo petto e nel suo inguine – quando gli occhi rosa e neri di lei si riempirono di complicità nell'incrociare di nuovo i suoi, e di malizia, anche, senza sfociare né in una preghiera né nell'illusione del controllo.
Non poteva essere sicuro che il suo acquisto fosse davvero così perfetto come sembrava in quel momento; ma sicuro era che, in quel momento, perfetto sembrasse nondimeno. E Roman amava seguire il proprio istinto.
Le solleticò l'interno di una coscia, guardò i muscoli del suo bassoventre contrarsi, le sorrise.
– Va bene, Neo. Un ladro può essere un uomo di parola, sai? Premi per i meriti, ho detto prima.
Spense il sigaro sul tavolo di metallo. Iniziò a sfilarsi i guanti, sotto lo sguardo ora attento e un poco trepidante di due occhi di color rosa acceso.
– Se sei sincera, come mi piace pensare... – proseguì, calmo, o forse allegro – Si tratta di sicuro di un merito, no?
La sentì e la vide trattenere il respiro, quando le sue mani nude le si posarono sulle gambe, stringendo la pelle sensibile quel tanto che bastò per farle arricciare le dita dei piedi.
Il rossore sul suo viso, il modo in cui abbandonò un poco la testa all'indietro...
Roman si leccò le labbra.
La sua mano destra si spostò vicino a quel pube liscio e bianco, e i suoi occhi iniziarono a divorare ogni singolo particolare di quella femminilità ora lucida, visibilmente umida – pieghe di carne piccole e turgide, proprio come petali, la piccola perla al di sopra dell'apertura, una goccia di umori che scivolava piano giù, verso luoghi in cui lui non avrebbe più potuto vederla.
Che fosse così eccitata non era altro che l'ennesima, inebriante sorpresa; e non rimase più nessun dubbio sull'idea di concederle un piccolo premio.
Quando l'indice di Roman la toccò tra le grandi labbra, trovandola fradicia anche al tatto, lei si agitò contro le corde, con un piccolo sospiro. La vide tenere le palpebre chiuse, le mani strette a pugno, un sorriso lieve come il soffio di una brezza sul volto; il capezzolo rosa scuro che Roman aveva scoperto prima si stagliava sul bianco del suo corpo giovane e glabro.

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